Prendete South Park, e date a ciascuno dei ragazzini della ridente cittadina una copia di World of Warcraft.
Che succederà?
Una puntata della serie che è tutta un mashup, narrata attraverso gli avatar del gioco e quasi interamente ambientata nel mondo virtuale.
Ecco, South Park con questa puntata ha colto il senso dei tempi che cambiano, e con la consueta salace ironia confeziona un piccolo manuale di vita digitale. Credo che “Make love, not Warcraft” sia da vedere soprattutto per le molteplici chiavi di lettura nel rapporto tra sensibile e virtuale.
Kudos.
PS: La puntata della serie, finché non la tolgono, è su Dailymotion.
Da queste parti la si pensa proprio come Suzukimaruti. La season Premiére di Lost è semplicemente spettacolare. Hanno saputo ridare nuova linfa vitale alla serie. Si comincia con una miniserie nella serie, focalizzata su tre personaggi (chi ha visto la seconda serie sa, agli altri non rovino la sorpresa). Un vero spettacolo.
Dal prossimo 18 Ottobre Alberto Terrile ricomincia il suo corso di fotografia.
Io devo dire che conosco un po’ di teoria (so come funziona il discorso tempi/diaframmi e conosco la regola dei terzi, per dire), ma quello che davvero mi manca è l’occhio del fotografo. Purtroppo non so se avrò il tempo di iscrivermi e partecipare, ma io lo segnalo comunque.
Mi sembra abbia un prezzo più che onesto rispetto a tanti altri corsi di fotografia, e Alberto, che ho conosciuto a Genova a Febbraio, in occasione di InEdita, è davvero in gamba.
Maggiori dettagli li trovate sul suo blog (mannaggia, ma dove stanno i permalink?).
Autunno, è tempo di serie TV. Nell’attesa snervante per l’inizio della terza stagione di Lost, che ammetto vede scemare lievemente il mio interesse in favore della quarta serie di 24, non ho potuto fare a meno di assistere alla season premiére di Desperate Housewives. Come faceva notare ieri Suzukimaruti la seconda serie era iniziata un po’ sottotono, per poi attestarsi sui livelli della prima.
Ebbene, l’apertura della terza annata delle casalinghe mi è sembrata una delle migliori di sempre. Pur con un senso di dejà vu in una delle linee narrative, devo dire che mi sono divertito tantissimo: lo humor nero sembra aumentato, e Teri Hatcher ed Eva Longoria sono semplicemente splendide nella loro naturale comicità. Un pelo sotto, ma è davvero infinitesimo lo scarto, Felicity Huffman, alle prese con una nuova situazione familiare (chi ha visto la seconda serie, sa, gli altri si aggiornino, per favore).
Ma è Marcia Cross che, per quanto mi riguarda, guadagna la palma di best of show, non per la sua presenza nell’episodio, ma per una semplice frase che guadagna, fin da ora, il titolo di punchline dell’anno: “I’m Republican!”
Complimenti davvero, se queste sono le premesse, potremmo essere di fronte al sorpasso della prima stagione. Da vedere.
C’era un tempo di film di fantascienza a basso costo, fatti di alieni from outer space, di mostri radioattivi, di sensuali dark-lady.
Era un cinema ingenuo, commerciale e pop fino al midollo, regno di antieroi come Ed Wood. Non c’erano budget milionari, né effetti speciali; solo un accorato appello allo spettatore, che accettasse quel patto, che credesse per due ore alla magia, che sospendesse la sua naturale incredulità.
E oggi c’è un certo Larry Blamire, che armato di una telecamera mini DV, di uno scheletro rubato a qualche laboratorio di scienze e di poco altro gira The Lost Skeleton of Cadavra, con la voglia di omaggiare quel filone che esplose negli anni ‘50. Un minestrone di tutto quanto è Sci-Fi, trash fino al midollo, con attori spesso imbarazzanti e dialoghi al limite del demenziale.
The Lost Skeleton of Cadavra è un film eccessivo: a tratti parodistico, a tratti nostalgico, porta all’iperbole ogni cliché del genere, esaspera ogni tratto caratteristico, ma sempre con gli occhi di chi ha amato i tempi dei drive-in. A volte la pellicola fatica a scorrere, c’è la sensazione che si sia voluto mettere proprio tutto l’immaginario sci-fi a discapito di un po’ più di velocità nello svolgimento, ma nel complesso si tratta di un buon prodotto.
Da vedere se vi mancano i film anni ‘50, se ne avete le palle piene di tutti ’sti effetti speciali e se siete spiritosi e di mente aperta.
Da evitare, invece, se robe come il remake di Godzilla (eresia!) e le pellicole di Roland Emmerich sono il vostro pane quotidiano, e soprattutto se l’ironia vi fa difetto.