21-05-2006

Sono drogato.

Aiutatemi a uscire dal tunnel.
Oppure, meglio, entrate anche voi, e fatemi compagnia. Non riesco a smettere!

15-05-2006

Fetchez la vache!

la vaaaache!

Se vi capita, entro la metà di giugno, di capitare a Parigi, non potrete fare a meno di notare una serie di bizzarre mucche variopinte installate nei luoghi di maggiore interesse della città.
Vach-art è l’edizione francese di cow parade, fortunata manifestazione già sperimentata in altre capitali del mondo. Come funziona? Si prendono cento mucche in resina, e si danno ad altrettanti artisti. Questi le decorano secondo il loro gusto e le espongono direttamente in città. Si crea così una mostra all’aperto e gratuita, che tutti possono fruire liberamente. Alla fine la mucca più originale e più amata riceverà un premio.
A quando una Vach-art tutta italiana?

13-05-2006

Paris Invasion

Invaders

Il mosaico che vedete qui sopra è solo uno dei tanti che potete incontrare osservando i palazzi di Parigi (ma anche di altre città, un po’ in tutto il mondo).
I nerd della X-Generation come il sottoscritto avranno già riconosciuto il soggetto, per tutti gli altri è bene spiegare che si tratta dei piccoli alieni protagonisti di uno dei primi videogame della storia: Space Invaders.
Per giorni ho camminato attraverso la città, chiedendomi di tanto in tanto se questi mosaici avessero un significato, chi li avesse messi lì, e perché proprio gli invader.
Tornato a casa è bastata una veloce ricerca su Internet per avere tutte le risposte. Invader è lo pseudonimo di uno street-artist francese, che dissemina i luoghi più improbabili di alieni in pixel. Lo spazio intangibile e digitale del videogame invade, non solo metaforicamente, quello analogico e sensibile della città, creando un reality game globale. Dove si nascondono i colorati mosaici? Uno è perfino nel museo del Louvre.
Il simpatico Invader invita i fan a partecipare all’invasione attraverso la vendita di appositi kit-mosaico. E c’è chi raccoglie la provocazione, magari cambiando un po’ il soggetto, come dimostra l’opera qui sotto, che ho fotografato l’anno scorso a Nizza, e il cui significato, finalmente, mi è chiaro.

mushroom

22-04-2006

Sushimeshi per tutti!

Visto che Catepol ha deciso di buttarsi nella titanica impresa dell’home brewed sushi, e che io avevo promesso la ricetta completa per fare gli Onigiri, rimedio con un sol colpo (o quasi) alla colpevole dimenticanza.
Lo faccio suggerendo la ricetta per il riso da sushi, così come tramandata da un bravissimo sushiman, che siccome è timido vorrebbe restare anonimo. Seguendo cotale ricetta sono riuscito a fare un riso praticamente perfetto, e soprattutto a non farlo attaccare.

Per gli onigiri usatelo senza condimento (ma con è più buono, vede voi). Inumidite le mani con acqua tiepida, fate una mezza pallottolina, riempitela con tonno, salmone alla griglia, umeboshi o quel che volete, chiudete con un altro pò di riso e date al tutto una forma triangolare o ovoidale a punta. Avvolgete in alga nori.

Ecco come preparare il riso:

tipo di riso:
normale a chicco corto, per esempio del tipo calrose, il classico qui da noi è il vialone nano.
assolutamente da evitare quelli grossi, per minestre, arborio, glutinoso, il basmati o quella cosa chiamata riso parboiled.
io uso sempre lo stesso: il tipo originario tondo di marca verybio, lo trovo da basko sottocasa: chicco cortissimo, identico al koshihikari che sarebbe quello più usato in japan (sebbene la coltivazione del riso è diversa da quella della padana, loro la fanno allagata fino alla raccolta, da noi invece prima della raccolta si drena il terreno per per poterci camminare sull’asciutto: che lavativi!).
a volte uso lo shinode che è più selezionato (ossia non ha neanche un chicco con del nero) ed altri giapponesi di cui non ricordo il nome, ma alla fine perchè sbattersi troppo per trovarlo quando lo trovo buono sotto casa.

dosaggio:
ricordarsi di misurare il riso da asciutto: una tazza, due tazze…

lavaggio del riso:
io uso un colino grande, lo sciacquo delicatamente fino a che l’acqua risulta sufficientemente limpida.
oppure lo si sciacqua e risciacqua dentro la pentola stessa della cottura; possono servire 2,3, fino a decine di risciacqui se il riso è particolarmente farinoso o vecchio.
questa operazione rimuove anche eventuali tracce di talco, muffe, spore, polvere (il riso va sempre lavato).
non bisogna rompere i chicchi, se si rompono il riso o è vecchio o di pessima qualità o lo avete strigliato troppo.
quindi lo si scola e lo si lascia riposare umido, meglio coperto con tovagliolo umido, per un tempo che dipende dalla dimesione dei chicchi, dai 30 ai 60 minuti. se avete molta fretta invece lasciatelo a mollo per 20 minuti.
il riso tenderà a diventare bianco opaco, quando lo è diventato totalmente allora è più che pronto, basta anche meno.

cottura del riso:
pulite una striscia di alga konbu alta 2-4 cm (se è del tipo grezzo consiglio di sciacquarlo bene direttamente sotto l’acqua, siccome andrà in cottura subito insieme al riso).
pentola con fondo spesso e retina frangifiamma per evitare che attacchi o bruci.
mettete nella pentola il riso, l’acqua e sopra il konbu: per ogni tazza di riso asciutto una tazza d’acqua, vedrete che l’acqua nella pentola lo sommergerà di qualche millimetro o più in base a pentola/quantità.
mettete senza coperchio su fiamma forte, appena inizia a bollire togliete il konbu, abbassate la fiamma al minimo e coprite mettendo tra il coperchio e la pentola il tovagliolo usato in precedenza.
il konbu non è strettamente necessario. chi invece vuole un riso più aromatico può aggiungere oltre al konbu anche uno spruzzo di sake.
non scoprite mai per 5 minuti circa.
passato questo tempo date un’occhiata al riso: l’acqua si deve essere ritirata completamente.
se invece sentite sfrigolare e puzza di bruciato :-) avete un fornello troppo forte, la fiamma deve essere molto bassa, oppure avete una pentola con fondo troppo sottile.
quindi coprite di nuovo, date una fiammata al massimo per 10-20 secondi e quindi spegnete il fornello.
lasciate ben chiuso per 15 minuti circa.

mentre aspettate preparate il condimento sushizu (dosi per una tazza di riso asciutto, sull’abbondante):
aceto di riso 2-3 cucchiai
zucchero bianco 2 cucchiai (si dovrebbe fare più dolce per maki e chirashi, meno per nigiri, ma penso che non lo faccia nessuno…)
1 cucchiaino scarso di sale
scaldate poco in un pirex fino allo scioglimento, altrimenti preparatelo un po’ di tempo prima a freddo.

preparazione finale del sushimeshi:
passati i 15 minuti togliete il riso dalla pentola con un colpo forte dentro al contenitore che accoglierà il sushimeshi: il panetto di riso al vapore si dovrebbe staccare in un unico blocco.
il contenitore non deve essere di metallo e abbondantemente ampio. se siete tradizionalisti avrete a disposizione uno hangiri vero e proprio.
con una paletta aprite il riso mentre gli versate sopra a poco a poco il condimento e continuate a passare la paletta incorporandolo quasi tutto, quel tanto che il riso non diventi bagnato e resti appiccicoso.
con la terza mano intanto iniziate a raffreddare con un uchiwa o un altro succedaneo atto a sventolare (coperchio, cartone della pizza, ventaglio della nonna accuratamente terso dalla cipria).
il riso si deve raffreddare il più velocemente possibile, quindi concentratevi sullo sventolamento; per mescolare il condimento basta qualche spatolata.
la spatola non va usata a casaccio: bisogna fendere linearmente il riso e in più direzioni, un po’ di volte, senza mescolare in tondo; per non spappolare i chicchi.

una volta raffreddatosi coprite il contenitore con il tovagliolo umido dove resterà mentre preparate gli altri ingredienti per il sushi.

il riso per sushi va consumato tutto in una volta, non si conserva per il pasto dopo.

Il salmone per il sushi andrebbe marinato per una mezz’oretta in sale grosso e zucchero in parti uguali (in frigo) e successivamente sciacquato e tagliato.
Spero di essere stato utile!

20-04-2006

Murales

Che sonno… oggi è stata una giornata dura.
Vi do la buonanotte con questi incredibili murales.