12-09-2006

Five years later

Qualcuno magari se lo chiederà. Perché scrivere un post sull’undici settembre il giorno dopo?
Domanda legittima, alla quale rispondo così. Sono passati cinque anni da quel giorno; capisco le manifestazioni in ricordo di un evento tragico, ma mi piacerebbe che, ferma restando la necessità di non dimenticare quel che è successo, si guardasse un po’ più avanti con fiducia.

L’11 settembre è stato un enorme spot pubblicitario alla cultura del terrore; se non siamo in grado di lasciarcelo alle spalle, allora significa che quello spot ha funzionato e che i terroristi hanno già vinto.
Sarebbe il caso, invece di iniziare ad aprire gli occhi e a meditare su tutti quei diritti che, dietro il paravento della sicurezza, abbiamo perduto.

E magari di, come fa Wired, notare come l’undici settembre sia stato l’evento catalizzante di una cultura basata sulla conversazione. Questo è il buono che possiamo tirar fuori da un’esperienza che ha minato tutte le nostre sicurezze.

Ieri sera ho visto Matrix. Si parlava delle teorie complottiste che vedono l’attacco alle due torri come un’abile mess in scena. Mi hanno fatto tristezza. Da una parte un Giulietto Chiesa confusionario e approssimativo, dall’altra un Gawronski che sottilmente avalla la tortura e pretende un’informazione unidirezionale, controllata e priva di dialogo. Odiose entrambe le parti, così perse a discutere sul nulla. Perché voglio dire, se dovessi pensare a un complotto, è inutile scomodare e mine, gli aerei fantasma, la squadra di demolizioni. Basta qualche eminenza grigia delle lobby del petrolio, un ex agente della CIA di nome Osama e l’intelligence magari manovrata che si gira dall’altra parte. Perché non si prova ad indagare lì invece di discutere sulle mine?

Ha ragione Paolo Attivissimo. In questo modo si scrive il Codice da Vinci e si fanno tanti soldi. Però, nonostante non creda ai complottisti, continuo a pensare che sia bello che non esista una sola versione dei fatti e che si sia innescata una conversazione. Perché, come dicevo prima, è proprio quello che abbiamo guadagnato dall’11 settembre.

7 assaggi

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  1. non ho visto matrix però ho qualche dubbio che l’attacco non fosse atteso dagli americani.
    leggi “tutto quello che sai è falso”
    magari non sarà attendibile ma almeno qualche dubbio te lo farà venire.
    per esempio: perché l’attacco è stato fatto di mattina e non nell’ora di punta?

    Comment by Federico — 12-09-2006 @ 12:06

  2. Sei molto ottimista Kurai!
    Voglio dire, seguo da qualche mese la querelle complottisti-antibufala (vi consiglio anche il film Loose Change e il blog undicisettembre di Attivissimo & co., trovate i link anche sul mio blog); quello che comincio a pensare è che invece la conversazione non si inneschi, se per conversazione intendiamo uno scambio comunicativo funzionale ed efficace.
    Vedo tanta confusione, che con l’apporto di Internet pare addirittura crescere.

    Sto facendo il pessimista, è vero.. eppure..

    Comment by stephen — 12-09-2006 @ 12:15

  3. Aspetta, con la chiosa sulla conversazione mi riferivo, in generale, a quanto riportato da Wired, sull’importanza che hanno raggiunto i blog come strumenti conversazionali dopo i fatti di New York.
    Il discorso sulla querelle: è vero che al momento ci troviamo due muri che dicono la loro senza ascoltare, o quasi, le ragioni degli altri. Sono altrettanto vere, però, due cose:
    la prima è che anche una teoria alternativa ha la stessa voce di quella ufficiale.
    La seconda è che il pubblico è chiamato a valutare gli elementi in gioco e a farsi un’idea.
    Hai perfettamente ragione quando dici che sembra esserci molta confusione. Il fatto è che siamo sempre lì: da quando esiste la rete ed esistono le conversazioni non ci possiamo fermare a una sola teoria che va bene per tutti. Occorre documentarsi, valutare e soprattutto fare un grande uso del senso critico che i media tradizionali hanno fatto assopire.
    È il rovescio della medaglia.
    Però sai una cosa? Io preferisco così. Preferisco leggere Attivissimo e vedere Loose Change, e dopo farmi una mia idea piuttosto che guardare la tv e accettare tutto acriticamente.

    Comment by kurai — 12-09-2006 @ 13:39

  4. Il Matrix di ieri sera, effettivamente, e’ stato affascinante.
    Pensa che finita la trasmissione sono andato su Internet a cercare quale fosse la teoria di Blondet.
    Ma per saperlo, tocca pagare 10 Euro.
    Conspiracy Theory a buon mercato…

    Comment by G.V. — 12-09-2006 @ 14:50

  5. Federico, è vero, le conversazioni stanno aumentando ma ci sono due ordini di problemi:
    il primo, ovvero la confusione, è derivante dall’overload informativo che spinge le persone a chiudersi nei loro recinti informativi aka conversazioni con i soliti quattro amici al blog e a schierarsi invece che ad aprirsi a quello che c’è di diverso (guarda ad es cosa accade nei circoli alla toqueville).
    L’altro è la tendenza di chi sta in Rete a dimenticarsi che la maggioranza delle persone si forma la sua opinione al di fuori della Rete ovvero tramite la televisione che stabilisce l’agenda setting (consiglio a proposito l’ascolto di Melog la mattina su Radio24).
    Vuoi un esempio fresco fresco? Prova a chiedere a qualcuno che non bazzica la rete se ha mai sentito voci di bufale relativamente al presunto attentato agli aerei in partenza da Londra?

    Comment by Ubik — 12-09-2006 @ 17:59

  6. Scusa Kurai, avevo un po’ travisato la tua affermazione.
    La penso anch’io come te, epperò.. boh, mi sento un po’ come umberto eco: mi faccio spaventare dal rumore di fondo della Rete, in questi casi.
    Migliorerà. La faremo migliorare.

    Comment by stephen — 12-09-2006 @ 18:01

  7. Ubik: del primo problema (o meglio, del problema del bonding) ho già parlato in occasione del blogday. C’è, inutile nasconderlo, ma ci sono anche gli strumenti per risolverlo; attraverso le tag e la folksonomy, innanzitutto, e grazie al filtro degli hub che rendono possibile l’emergenza dei contenuti interessanti. Il problema è che interessanti spesso non è uguale ad affidabili, e il senso critico ci vuole sempre.

    Sul secondo problema concordo, ma ritengo che è una situazione destinata a risolversi col crescere delle nuove generazioni della rete.
    Certo, c’è tanto lavoro da fare, come osserva giustamente Stephen. E credo sia soprattutto compito di noi early-adopters. Questa rete può diventare oggettivamente un buon modo per dialogare con i media tradizionali e fare informazione vera, ma perché succeda ci vuole un minimo di impegno.

    Comment by kurai — 12-09-2006 @ 18:44

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