28-08-2006

Fottuti serpenti

In pochi, nella palla italiana, parlano di Snakes on a plane.
Dopo qualche discussione al momento di massima esplosione del buzz relativo al film con Samuel Jackson, la parte di rete nostrana è piombata nel silenzio più assoluto.
Eppure ce ne sarebbe da discutere. Ci troviamo di fronte al primo prodotto cinematografico negoziato dal pubblico. Dopo l’annuncio che Samuel Jackson avrebbe girato questo film dal bizzarro titolo, infatti, i blogger americani si sono scatenati facendo congetture sul film e addirittura dedicando al prodotto, ancora inesistente e del quale non si sapeva altro che il nome del protagonista, canzoni, filmati e le più svariate forme di fanart.

NewLine Cinema, che produce la pellicola, ha capito che avrebbe potuto guadagnare moltissimo dall’interazione con i fan, e ha trasformato un B-Movie dal budget risibile in un prodotto scritto in collaborazione con il suo stesso pubblico. Ha funzionato? SoaP è nei cinema americani dallo scorso week-end e ha guadagnato 15 milioni di dollari.
Subito i media tradizionali hanno puntato il dito verso il prodotto, giudicando la risposta del pubblico deludente.
Ma c’è chi non è d’accordo.
Jackie Huba, esperta di word of mouth marketing, trova invece che il buzz generato da SoaP sia stato un vero successo, dal momento che il film non è certo un capolavoro: lo definisce “brutto, ma in modo divertente, come un Rocky Horror Show senza le canzoni”. Considerando che il Rocky Horror senza le canzoni mi fa venire i brividi solo a pensarci, il punto del discorso di Jackie è che, senza tutto il putiferio sollevato sulla rete, il film avrebbe guadagnato molto meno.

Jackie articola così cinque lezioni di cui fare tesoro a proposito del fenomeno SoaP; nulla che non avessimo già sentito, ma suffragate da una prova empirica: il successo di un film di cui adesso nessuno parlerebbe. Ve le riassumo qui:

I meme non sono mai stati così importanti.
SoaP ha saputo creare un meme. La scelta azzeccata del nome, semplice e adatto alla discussione è riuscita a creare un buzz intorno a qualcosa che ancora non esisteva. E la nascita di un meme attorno a SoaP ha permesso il resto.
Se i fan seguono il meme, date importanza ai fan.
Direi abbastanza autoesplicativo; la lungimiranza della NewLine, in questo caso, è innegabile. Sono state girate da zero nuove scene del film semplicemente seguendo i consigli del pubblico. Una scelta coraggiosa, ma che ha dato i suoi frutti.
La cultura della partecipazione è qui.
Secondo Jackie Huba i ventenni all’alba del nuovo millennio pretendono la partecipazione. I media sociali sono il loro linguaggio, e SoaP dimostra che attraverso la partecipazione anche un prodotto di nicchia può dire la sua.
Il citizen marketing riduce i rischi.
Lanciare un nuovo prodotto è sempre un grande rischio. NewLine ha ridotto questo fattore semplicemente ascoltando le conversazioni e offrendo al pubblico potenziale quello che voleva: più serpenti e più gore. Quindici milioni di dollari in un weekend sono un flop per un film che avrebbe potuto chiamarsi “Pacific Air Flight 121″ e mostrare solo due serpenti su “quel fottuto aereo”?
L’esperienza è la discriminante tra successo e fallimento.
Rendere il processo di produzione del film un’esperienza di cui essere parte ha conferito allo stesso valore aggiunto. Una cosa non da poco per un’azienda in crisi come quella di Hollywood.

Forse SoaP non genererà le stesse discussioni qui in Italia, né gli stessi profitti, ma di certo è un segnale di come la cultura partecipativa stia radicalmente cambiando i media, nessuno escluso.

9 assaggi

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  1. Credo sia interessante il commento sul blog di Freakonomics (qualcuno ha cercato di misurare come il buzz sia stato costruito a tavolino).

    http://www.freakonomics.com/blog/2006/08/28/snakes-on-the-internet-too/

    Comment by Massimo Morelli — 29-08-2006 @ 09:42

  2. Sicuramente un intervento nella costruzione del buzz c’è stata, ma sono convinto che all’origine il passaparola è stato genuino. Poi ovvio, loro si sono accorti che la gente ne parlava e hanno con grande intelligenza fomentato la cosa.

    Io non credo però che SoaP possa essere considerato un flop. Era impossibile a prescindere che un film del genere diventasse un blockbuster, ma sicuramente tutto il coinvolgimento della rete ha fatto bene al film, che altrimenti, come osserva Jackie Huba, sarebbe passato totalmente inosservato.

    Comment by kurai — 29-08-2006 @ 10:38

  3. …“brutto, ma in modo divertente”…una mia amica canadese ha detto che la parola per definirlo è ‘camp’.
    Anzi lei ha detto all’incirca “talmente brutto da essere bello”! :-)
    E, curiosamente, mi ha citato proprio il Rocky Horror come altro esempio di camp.

    Comment by svaroschi — 29-08-2006 @ 10:42

  4. Beh in effetti il rocky horror È il camp.
    Non l’hai mai visto? Te lo consiglio, è un’esperienza da provare. E poi la musica è ottima.

    Comment by kurai — 29-08-2006 @ 11:05

  5. Bravo Kurai! E che a nessuno venga in mente di trattare male il RHPS!
    Ho detto.

    Saluti

    Comment by Marcoz — 29-08-2006 @ 15:22

  6. Scherzi? Certo che l’ho visto, mi piace un sacco!!
    Solo che non ero a conoscenza del concetto di camp ed è stato curioso che SoaP e RH siano state associati nelle occasioni in cui se ne parlava. :-)

    Comment by svaroschi — 29-08-2006 @ 21:48

  7. Ah, ottimo allora. Let’s do the time warp again!

    Comment by kurai — 29-08-2006 @ 21:59

  8. beh, se devo scegliere tra un film bello e un film “partecipato” scusate se sono retrò ma preferisco il film bello :)

    Comment by Yoshi — 29-08-2006 @ 23:07

  9. Ok, ma il punto non era proprio quello…

    Comment by kurai — 29-08-2006 @ 23:20

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