Mi trovo spesso a pensare che, al di là dei giudizi di valore, sia innegabile che le tecnologie di rete ci stanno portando a ridefinire un concetto radicato e importante come quello di privacy.
Sappiamo bene che tutto quello che decidiamo di condividere rimarrà qui, a disposizione di chiunque abbia la voglia di andarselo a cercare. Ne parlava Mafe dei Maestrini in un bel post di qualche tempo fa, che, li avverto en passant, ho citato nella mia tesi.
Oggi Sergio ha deciso di rendere pubblico un blog aperto perché diventasse il diario della vita del suo bimbo, da ancora prima che nascesse. Quando si dice il blog come dono. Mi ha colpito molto una frase di Sergio scritta nel primo post di quel blog. Dice:
Più che mai credo che la condivisione della propria vita, e quindi anche di sentimenti personali e di percorsi intensi come una gravidanza, abbia un valore collettivo che è stato sottovalutato in questi ultimi decenni. C’è modo e modo di essere riservati, c’è modo e modo di pensare la propria esistenza in relazione a una comunità di simili, c’è modo e modo di dare un senso alle proprie esperienze. Pubblico, nel mondo di Internet, è una dimensione che ha poco a che vedere tanto con il bar quanto con i giornali: è una via di mezzo di gran lunga più personale di quel che si pensa, e che tra l’altro seleziona da sé gli incontri che vale la pena fare.
Ecco. Secondo me Sergio ha colto un punto importante. È giusto preoccuparsi per le violazioni della privacy che possono essere perpetrate attraverso la rete, ma è altrettanto giusto ragionare e vedere quel che di buono può portarci una nuova concezione che, volenti o nolenti, dovremo imparare presto a fare nostra. E credo che il piccolo Giorgio, quando sarà cresciuto, saprà apprezzare lo splendido regalo che gli ha fatto il suo papà.




