19-08-2006

Professionisti precari

Devo ringraziare Luca De Biase per questo post sui giovani e la precarietà.
Ho parlato spesso su questo blog delle mie difficoltà e dei miei timori da trentenne che ha ripreso gli studi dopo sei anni di lavoro. Sei anni da game designer che non mi hanno permesso di staccarmi dai miei (dalle mie parti con novecento euro/mese fai ben poco), e soprattutto non mi hanno insegnato poi molto professionalmente. Capisco che il mondo dei videogiochi sia particolare, e proprio per questo non ho alcuna intenzione di ricalcare le orme del passato, ma mi sembra che anche fuori, dove la gente fa lavori veri le cose non vadano molto meglio.

Però rispetto a prima di iniziare l’università qualcosa è cambiato. Esco alla ricerca di lavoro con molta più voglia di fare, più energia e maggiore fiducia in me stesso, trovate grazie a tre anni che mi hanno fatto crescere come non mai (e qua è d’obbligo ringraziare anche una certa persona, che ha saputo spronarmi e farmi capire quanto valgo); ma soprattutto con una dose di ottimismo, che potrà anche risolversi in facciate contro i muri della realtà, ma che di certo serve per cominciare e diventare, come osserva Luca, un migliore imprenditore di me stesso.

È vero, deve cambiare l’economia, e devono cambiare molte cose. Ma è anche ora che noi trentaqualcosa muoviamo le chiappe e ci prendiamo la fetta di mondo che ci spetta di diritto. Vediamo quel che si può fare. Grazie ancora, Luca.