04-08-2006

Passaparola e capitale sociale

Dopo essermi cosparso il capo di cenere per aver ancora una volta dimenticato l’acquisto de il Sole 24 Ore con il suo bell’inserto del giovedì Nòva 24 ho recuperato, grazie alla santa Università degli Studi di Genova, l’interessante pezzo scritto da Luca riguardo al passaparola.

Massimo critica un passaggio di Luca, che collega l’importanza data al passaparola nella scelta degli acquisti al successo dei blog. Luca fa l’esempio della Francia, e secondo me la sua idea è tutt’altro che azzardata.

Una prima osservazione interessante è che il passaparola funziona meglio della pubblicità nei paesi del cosiddetto occidente sviluppato. Nel sud del mondo, in Italia e in Giappone, le persone tendono a credere maggiormente alla pubblicità. Come collegare questo dato al successo dei blog?

Robert Putnam osservava come la fiducia tra le persone fosse fonte di un elevato capitale sociale; i paesi nei quali il capitale sociale (e quindi la fiducia reciproca) non è elevato difficilmente riescono a capitalizzare strategie di tipo win-win e a attuare economie basate sulla fiducia reciproca.

Ora, è evidente che un paese a basso capitale sociale conterà poco sul passaparola, proprio per la scarsità di fiducia reciproca e la tendenza a vedere l’altro come un avversario più che come una possibile fonte di arricchimento. Allo stesso modo, il blog, che è uno strumento basato sul dono reciproco, trova terreno più fertile laddove il capitale sociale è più elevato.

Pur non essendo direttamente collegati, quindi, blog e passaparola (ma anche, banalmente, il successo di eBay) sono ottimi segnali del livello di capitale sociale presente in un paese, ed è perfettamente plausibile che un’alta presenza dell’uno si accompagni a un’alta presenza dell’altro.