31-08-2006

Blog Day 3108 2006

E così siamo arrivati al blogday.
Del significato della manifestazione ho già avuto modo di scrivere, quindi evito di ripetermi. In caso qualcuno volesse saperne di più, può fare un salto sul sito ufficiale.
Quindi passo senza dubbio alle mie cinque segnalazioni. I blog contrassegnati da un * sono in inglese, tanto per capirci.

  1. Radiodays
  2. Il blog di un bravissimo giornalista del tg3 regionale, che meriterebbe molto di più. La mia fonte principale di discussione sul tema rete e media. Un punto di vista diametralmente opposto al mio, utile per vedere le cose sotto una luce diversa.

  3. Jack Yan: the persuader*
  4. Un acuto osservatore dei fenomeni della globalizzazione, dei diritti umani e di altri problemi, ma dal punto di vista del branding e della comunicazione. Un’ottima fonte di spunti.

  5. Insieme a tè
  6. Un blog dal punto di vista del tè, denso di consigli utili per una pausa rigenerante, ma non solo. New age, ma non troppo.

  7. Behind the Chairman’s door*
  8. Il blog di un pakistano musulmano nato e cresciuto negli states. Parla del medio oriente e della cultura musulmana da dentro, in modo molto diverso da quello che sentiamo dai media. Un blog che apre la mente.

  9. HUGINN og MUNINN
  10. Questo blog è interessante, oltre che per ciò che scrive, anche dal punto di vista tecnico. Lontano dai vari Wordpress e Movable Type è infatti realizzato con Tiddlywiki, un programmino davvero molto interessante. Innovativo.

30-08-2006

La più bella del reame

Ridendo e scherzando domani è il Blog Day. Avevo voglia di scrivere due-tre riflessioni in proposito, ma come spesso accade alcuni eventi hanno un po’ modificato la natura di quello che volevo scrivere.

Perché il blog day è un’iniziativa intelligente?

Tocca nuovamente citare Robert Putnam e la sua teoria del capitale sociale. Secondo lo studioso americano il capitale sociale è caratterizzato dalla compresenza di due aspetti che chiama bridging e bonding. Il primo indica la ricerca di legami sociali verso l’esterno del gruppo, mentre il secondo il rafforzarsi dei legami interni. Va da sé che più è alto il bonding all’interno di un gruppo, maggiore è la chiusura dello stesso nei confronti del resto della società.
Questo accade naturalmente anche nella società che interessa a noi, ovvero in quella che si sviluppa in rete. È sempre acceso il dibattito sulla blogosfera, che si dice favorisca il formarsi di gruppi chiusi che discutono tra loro più che di società aperte al dialogo e all’interazione interculturale. In realtà ritengo che la rete, di per sè, non favorisca intrinsecamente né il bridging né il bonding; siamo noi, con le nostre naturali inclinazioni alla vita sociale, a dare priorità all’una o all’altra caratteristica. Di certo la facilità con cui si possono creare conversazioni e collegamenti mi fa pensare che ponti più o meno deboli tra i vari cluster che compongono la sfera vengano gettati con una facilità maggiore che in altre situazioni, ma è solo una sensazione.

Il Blog Day è un’iniziativa intelligente proprio perché indirizzata a favorire il bridging. Ci ricorda che è una buona cosa guardarci in giro e stabilire contatti anche con chi non la pensa necessariamente come noi. Il blogroll potrebbe essere un modo molto efficiente di creare ponti se cambiasse struttura, ma questo magari potrà essere argomento di un altro post.

Succede che da qualche giorno Macchianera, che è un blog molto seguito, ha lanciato un’iniziativa che in qualche modo strizza l’occhio al Blog Day. Si tratta del Blog Award, una sorta di premio per i blog ritenuti migliori in tutta una serie di categorie. Il concorso si struttura attraverso le segnalazioni dei commentatori del blog che si tradurranno nella scelta da parte della giuria di cinque nominati tra i quali il pubblico, mi par di capire, eleggerà il suo beniamino. Gianluca Neri assicura che il tutto è fatto per permettere al pubblico di conoscere blog nuovi, eppure nei commenti i nomi fatti sono quelli dei soliti noti. Se lo scopo è davvero quello di fare conoscere anche nuove voci al pubblico, credo che la giuria non debba limitarsi a stilare le nomination sulla base della quantità di segnalazioni, ma debba accertarsi della qualità complessiva dei blog, e inserire in nomination anche lavori magari meno conosciuti, ma di alta qualità. In questo modo si potrebbero gettare dei ponti verso l’esterno della cerchia delle cosiddette blogstar (che termine orribile, sarebbe da eliminare seduta stante), e favorire l’emergenza di nuovi attori meritevoli sulla scena. Insomma, mi piacerebbe che questi awards fossero più il Festival del Cinema di Venezia che la Notte degli Oscar. Vedremo quel che succede, ma devo dire che ho fiducia. È solo un gioco? Ma certo. Però può diventare un gioco molto utile per aprirsi a nuove realtà ed aumentare il capitale sociale della blogosfera italica.

Ho solo una perplessità. Perché non permettere le autosegnalazioni? È vero, potrebbero dar vita a ondate di spam (ma anche no, basta dire che alla seconda autosegnalazione sei fuori dai giochi), ma nello stesso tempo potrebbero portare agli occhi della giuria blog interessanti seguiti troppo poco per arrivare alla segnalazione. Tipo il mio. Just kidding. In ogni caso, non ci vedrei nulla di male, è solo marketing. E la giuria si accorgerebbe facilmente dei blog sotto la soglia di lettura. Basterebbe contare le k.

29-08-2006

Ma cos’è un blog?

Luca Conti di Pandemia ha segnalato l’inchiesta di BBC sui blogger; il sito della televisione d’oltremanica dedica ben cinque puntate al fenomeno più importante della rete sociale. Contestualmente alla presentazione del programma, il sito web dell’emittente pubblica una guida sui blog. Luca scrive che sarebbe bello tradurla in italiano. Io ho raccolto il suo invito e ci ho provato. La metto a disposizione di tutti, fatene quel che volete.

Note:
la versione originale del pezzo si trova qui.
Nell’articolo si fa riferimento a Myspace e Bebo per la creazione di pagine personali. Sebbene frequentate da persone di tutto il mondo, queste comunità sono comunque a base anglosassone. Per un italiano che volesse aprire un blog e che non avesse dimestichezza con l’inglese è meglio rivolgersi a servizi nostrani come Splinder, iobloggo e Bloggers.

Cosa sono i blog?

Un blog, o web log, è un diario online aggiornato regolarmente. Alcuni dei blogger più accaniti scrivono nuovi articoli più volte al giorno, ma la maggior parte è aggiornata quotidianamente.

Il post più recente è visualizzato in cima al blog, ed è caratterizzato da un titolo, del testo, l’ora in cui è stato postato e un link permanente allo stesso. I post spesso combinano testo, immagini e collegamenti ad altri blog. Technorati, il servizio di monitoraggio dei blog, calcola che esistano già 52 milioni di blog.

Molte persone utilizzano per il loro blog siti dedicati al blogging, ma i più esperti lo ospitano in un dominio personale.

Di cosa parlano?

Ci sono blog su qualsiasi argomento immaginabile. Tutti condividono la caratteristica di commentare o riportare eventi significativi per il padrone del blog. Può trattarsi di qualunque cosa dalle celebrazioni di famiglia, ai nuovi gadget, alla politica estera, ai programmi televisivi.

Alcuni artisti usano i blog per tenere aggiornati i fan, certi politici mantengono i contatti con gli elettori, e le aziende, attraverso i diari online, informano i clienti sui progetti a cui stanno lavorando.

Chi li legge?

La grande maggioranza dei blog hanno un’audience molto ristretta. Per esempio gli studenti in vacanza li usano per aggiornare gli amici e la famiglia sui loro viaggi.

Poche persone tengono un blog per diventare famose, sebbene molti hanno guadagnato notorietà attraverso i loro scritti e hanno trasformato il loro diario in un libro.

I blog di maggior successo hanno una vasta comunità di lettori, e le discussioni generate dai nuovi messaggi tendono a diventare più importanti dei messaggi stessi.

In alcune industrie, in particolare nel mondo tecnologico, i blog stanno diventando i luoghi nei quali le notizie arrivano prima.

Perché sono popolari?

La parola “weblog” è stata coniata nel 1997 da John Barger, ma già molto prima c’erano persone che usavano le pagine personali per mantenere un diario, un giornale, o una conversazione.

I blog sono diventati molto più popolari con la comparsa di strumenti facili da usare per la loro creazione. Questi siti e programmi hanno permesso alla gente di scrivere i loro articoli conoscendo le basi del word-processing e dell’uso del mouse.

Per questo moltissimi blog sono testuali, ma un numero sempre maggiore utilizza foto, video o audio.

Perché sono così importanti?

I blog sono diventati i portabandiera della nuova faccia del web, nella quale gli utenti collaborano per creare contenuti piuttosto che prendere semplicemente quello che le fonti mainstream offrono loro.

Un numero enorme di siti offre ora strumenti per la creazione di blog; moltissimi siti di social networking come MySpace e Bebo permettono alla gente di creare uno spazio personale che possono gestire e aggiornare.

Molti blog e molti blogger sono diventati molto influenti, e le loro opinioni su un evento possono determinare il modo in cui esso viene visto dal resto del mondo.

28-08-2006

Fottuti serpenti

In pochi, nella palla italiana, parlano di Snakes on a plane.
Dopo qualche discussione al momento di massima esplosione del buzz relativo al film con Samuel Jackson, la parte di rete nostrana è piombata nel silenzio più assoluto.
Eppure ce ne sarebbe da discutere. Ci troviamo di fronte al primo prodotto cinematografico negoziato dal pubblico. Dopo l’annuncio che Samuel Jackson avrebbe girato questo film dal bizzarro titolo, infatti, i blogger americani si sono scatenati facendo congetture sul film e addirittura dedicando al prodotto, ancora inesistente e del quale non si sapeva altro che il nome del protagonista, canzoni, filmati e le più svariate forme di fanart.

NewLine Cinema, che produce la pellicola, ha capito che avrebbe potuto guadagnare moltissimo dall’interazione con i fan, e ha trasformato un B-Movie dal budget risibile in un prodotto scritto in collaborazione con il suo stesso pubblico. Ha funzionato? SoaP è nei cinema americani dallo scorso week-end e ha guadagnato 15 milioni di dollari.
Subito i media tradizionali hanno puntato il dito verso il prodotto, giudicando la risposta del pubblico deludente.
Ma c’è chi non è d’accordo.
Jackie Huba, esperta di word of mouth marketing, trova invece che il buzz generato da SoaP sia stato un vero successo, dal momento che il film non è certo un capolavoro: lo definisce “brutto, ma in modo divertente, come un Rocky Horror Show senza le canzoni”. Considerando che il Rocky Horror senza le canzoni mi fa venire i brividi solo a pensarci, il punto del discorso di Jackie è che, senza tutto il putiferio sollevato sulla rete, il film avrebbe guadagnato molto meno.

Jackie articola così cinque lezioni di cui fare tesoro a proposito del fenomeno SoaP; nulla che non avessimo già sentito, ma suffragate da una prova empirica: il successo di un film di cui adesso nessuno parlerebbe. Ve le riassumo qui:

I meme non sono mai stati così importanti.
SoaP ha saputo creare un meme. La scelta azzeccata del nome, semplice e adatto alla discussione è riuscita a creare un buzz intorno a qualcosa che ancora non esisteva. E la nascita di un meme attorno a SoaP ha permesso il resto.
Se i fan seguono il meme, date importanza ai fan.
Direi abbastanza autoesplicativo; la lungimiranza della NewLine, in questo caso, è innegabile. Sono state girate da zero nuove scene del film semplicemente seguendo i consigli del pubblico. Una scelta coraggiosa, ma che ha dato i suoi frutti.
La cultura della partecipazione è qui.
Secondo Jackie Huba i ventenni all’alba del nuovo millennio pretendono la partecipazione. I media sociali sono il loro linguaggio, e SoaP dimostra che attraverso la partecipazione anche un prodotto di nicchia può dire la sua.
Il citizen marketing riduce i rischi.
Lanciare un nuovo prodotto è sempre un grande rischio. NewLine ha ridotto questo fattore semplicemente ascoltando le conversazioni e offrendo al pubblico potenziale quello che voleva: più serpenti e più gore. Quindici milioni di dollari in un weekend sono un flop per un film che avrebbe potuto chiamarsi “Pacific Air Flight 121″ e mostrare solo due serpenti su “quel fottuto aereo”?
L’esperienza è la discriminante tra successo e fallimento.
Rendere il processo di produzione del film un’esperienza di cui essere parte ha conferito allo stesso valore aggiunto. Una cosa non da poco per un’azienda in crisi come quella di Hollywood.

Forse SoaP non genererà le stesse discussioni qui in Italia, né gli stessi profitti, ma di certo è un segnale di come la cultura partecipativa stia radicalmente cambiando i media, nessuno escluso.

26-08-2006

Ancora allo stadio

Pur deluso in maniera irrimediabile dallo schifoso mondo del calcio (e dichiarazioni come questa non fanno che rinforzare questo sentimento) ho deciso di sedermi ancora una volta in uno stadio, come hanno fatto Luca e Samuele.

stadio amnesty

Si tratta dello stadio virtuale di Amnesty International, creato per sostenere la protesta contro la guerra e il mercato delle armi. Sono seduto, da bravo fighetto, in tribuna sud, sul lato sinistro, nel settore S18, il che è un caso, ma neanche tanto. Se qualcuno volesse unirsi, dalle mie parti c’è ancora tanto spazio. Ecco, sarebbe stato bello creare un’area tutta di blogger. Se volete, siamo ancora in tempo. Ma chissà se Samuele e Luca possono cambiare posto?