27-07-2006

Il villaggio animale

Animal Crossing

Animal Crossing non è una novità. Esiste in Giappone dai tempi del Nintendo 64. E, passando su due piattaforme (GameCube e Nintendo DS) l’impianto grafico è rimasto quasi del tutto inalterato, il che può far storcere il naso ai puristi della grafica fotorealistica.

Invece, a noi che i giochi li guardiamo nel complesso, tutto questo importa poco.
Importa che Animal Crossing sia stato presentato come un communication game, nel quale ci troviamo catapultati in un tranquillo villaggio di campagna, popolato da una serie di animali antropomorfi e piuttosto bizzarri. Noi impersoniamo l’unico umano (meglio, gli unici: fino a quattro persone possono abitare lo stesso paese) presente, appena giunto in città e pronto a vivere una vita a contatto con la natura.
Dalla pesca alla caccia agli insetti, dalla collezione di mobili, alla coltivazione e alla ricerca di fossili, il nostro personaggio potrà vivere e costruire relazioni con i suoi vicini di casa, in tempo completamente reale. Ecco quindi che certi pesci saranno presenti solo in certi periodi dell’anno, che in certi giorni arriveranno visite da fuori, e in altri si celebreranno feste paesane.

Ma perché communication game? Innanzi tutto perché per mantenere l’armonia nel villaggio è necessario interagire con i vicini di casa, parlare con loro, scrivere loro lettere. Ma ancora di più perché non tutti gli oggetti sono disponibili nel nostro paese, quindi spesso è indispensabile contattare qualcuno che abiti nelle città vicine, e mettere a punto degli scambi. Se le prime due versioni del gioco permettevano lo scambio attraverso un ingegnoso sistema di codici, che aveva dato vita a numerosissimi siti e forum di supporto, oggi Animal Crossing si avvale delle capacità WiFi del Nintendo DS, e diventa un quasi MMORPG. È infatti possibile, collegandosi ai server di gioco Nintendo, visitare nuove città, oppure invitare degli amici a visitare la nostra. L’operazione può determinare il trasferimento di personaggi da una città all’altra, e rendere il gioco più vario. Addirittura, essendo presente la possibilità di customizzare parti del gioco (texture dei vestiti, l’intercalare dei personaggi e il loro modo di salutare) è possibile generare delle vere e proprie mode all’interno del villaggio, e successivamente “esportarle” verso le altre città.

È vero, la grafica è bambinesca, e spesso ingenua (ho appena comprato un CIUCCIO per il mio personaggio…) ma Animal Crossing nasconde dietro una facciata semplicistica un prodotto di grande valore, un social game che, chissà, potrebbe estendersi ancora quando e se debutterà sul nuovo Nintendo Wii. Consigliato, mille volte, per capire la classe di un’azienda che continua a saper fare videogiochi. E li sa fare bene, bene, bene.