18-06-2006

Citizen journalism

Lettera parte 1Lettera parte 2

Mia mamma ha trovato questa lettera. È del 1927, e la scrive un mio parente dal campo dell’aviazione militare di Capua. Racconta, con una prosa dalla sintassi spesso zoppicante, ma lucida e verista, di un incidente in volo.
L’ho trascritta, e la riporto qui. È in qualche modo un frammento, per quanto piccolo, della storia di quegli anni, e mi sembrava giusto condividerlo. È forse citizen journalism ante litteram. Non lo so. Quello che so è che mi ha colpito, quindi eccola qui.

Capua 7-11-1927

Carissimi,
vi meraviglierete che a distanza di una giornata vi scriva di nuovo: ma oggi ho assistito al più terribile spettacolo che si possa immaginare: lo scontro di due apparecchi in volo.

Erano le nove del mattino, mi trovavo sul campo a guardare in aria, quando mi accorgo che un apparecchio SVA 4 guidato da un tenente fa un falso virage, e si dirige a pieno motore su di un apparecchio Breda pilotato da un sergente m. e da un s. tenente allievo pilota. Il sergente accortosi della falsa manovra dello SVA tenta di buttarsi in vite. Ma era già troppo tardi, lo SVA molto più veloce l’investe di fianco, provocando il disastro.

L’urto fu terribile: il sergente e il sottotenente furono lanciati fuori dall’apparecchio e precipitarono a terra l’uno in piedi l’altro sulla faccia mentre il loro apparecchio si incendiava. Lo SVA invece restava spaccato in mezzo si spezzavano le ali, e tutto in un cumulo fumante precipitava a terra. Tutti siamo accorsi, con estintori, da ogni parte. Il magg. B. si precipitava su un aeroplano e d’un salto fu sul posto. Il Generale in volo scese subito e accorse sul posto. Lo spettacolo è inimmaginabile: il sergente aveva avuto la testa spaccata in mezzo dall’elica, e sparse a terra e su un braccio aveva le cervella, e la faccia incastrata nella terra. Il s.Ten, invece, salvo qualche piccolo graffio, nessuna ferita esterna aveva; il salto dall’apparecchio a terra aveva provocato la sua morte. Questi due cadaveri erano a qualche passo di distanza dall’orribile cumulo fumante formato dai due apparecchi incendiati.

Le condizioni più terribili erano quelle del tenente. Non più un osso si può dire aveva intatto. Egli con la testa reclinata sulla sponda della carlinga stringeva ancora l’asta di comando. Aveva la gola orribilmente squarciata, le gambe mutilate erano solo più unite per sanguinanti pezzi di pelle, le ossa rotte avevano traversate le carni e gli uscivano fuori da più punti: egli viveva ancora, e morì poco dopo all’infermeria.

Il Generale piangeva, s’inchinò su quei miseri corpi sanguinanti e li baciò. mi pare ancora di sentire l’odore acuto di benzina, olio, sangue, che si elevava, in un orribile miscuglio da quel groviglio fumante.

Non è il primo disastro a cui ho assistito, ma nessuno mi fece tanta espressione come questo, anche per l’affetto che avevo per quel tenente e il serg. magg. (Il tenente, figlio unico, è di Napoli ed aveva 22 anni. Il s.tenente ne aveva 21. il serg. 25).

In questi giorni avranno luogo i funerali. Vi devo pure dire che del corso motorista da me iniziato ne sono già morti 8, di cui uno tagliato in due da un colpo d’elica. Aveva 18 anni, ed è figlio d’un generale.

Addio cari, non temete per me. Scrivetemi presto dandomi notizie vostre e di casa…