17-06-2006

Something

Direi che è il caso di raccontare due-tre cose sugli ultimi due giorni, dal momento che mi è stato chiesto di precisare le mie posizioni su Stallman (che, parlando, ho scoperto non essere piaciuto a molti), e che ieri ho rivisto e conosciuto per la prima volta un po’ di persone.
Andiamo con ordine.
Io non mi sono mai preoccupato più di tanto del discorso del software libero, se trascuriamo qualche tentativo, più o meno riuscito, di installare Gnu/Linux (mi han detto che se non scrivi così, Stallman si arrabbia) sui miei vecchi pc. In ogni caso il movimento mi suscita innata simpatia, e anche se uso NetNewsWire come feed reader, concordo sulle posizioni di chi vorrebbe le famose quattro libertà.
Sulle quali non mi soffermo, perché si può trovare ogni spiegazione qui.

Preferisco raccontare come io ho vissuto il primo incontro con Stallman, da tutto sommato non troppo addetto ai lavori. Sono e rimango un utente, consapevole finché volete, in grado di scrivere due righe di piaccapì, ma fondamentalmente non dentro alla faccenda quanto i bravissimi informatici che ho detto alla conferenza. Quindi mi perdonerete se mi hanno convinto molto alcune sue frasi che altri, invece, hanno considerato banali.
Il punto è che le idee del buon Gnu sul diritto d’autore (in particolare la sua riduzione a dieci anni dalla pubblicazione) mi sembrano, per quanto difficili da realizzare, se non altro un tentativo di mirare in alto per riuscire a spostare almeno un po’ la situazione di adesso, che sta diventando ridicola. Poco importa, per come la vedo io, che sia un talebano. Quelli come lui servono, e serviranno sempre, proprio per il ruolo stesso che ricoprono, perché in grado, attraverso le utopie, di influenzare un po’ di persone e magari di ottenere un centesimo di quel che si erano prefissati, che a ben vedere, è già un bel risultato.
Questo è quanto, non me ne vogliate, sull’argomento ero un totale niubbo e lo Gnu ha sempre suscitato in me istintiva simpatia.

La mattina dopo… beh, la mattina dopo è stata un po’ desolante. Sala vuota, nessuno ad ascoltare. Bella la presentazione sul web 2.0 di Zuck in stile Lawrence Lessig, ma direi che il momento clou della mattinata va senz’altro a Hyle e Miki, che hanno presentato Moltomondiale, l’aggregatore intelligente sulle notizie dei mondiali, come due comici di Zelig. Bravissimi, efficienti, incisivi. Nel frattempo è arrivato anche Antonio, che ho rivisto con grande piacere, e che mi ha dato parecchi consigli utili sul mio futuro. Grazie!

Dopo pranzo sono arrivati anche i Maestrini, Squonk e Giuseppe Caltabiano. Finalmente ho conosciuto Mafe e Vanz, mi dispiace non aver potuto chiacchierare di più con loro, ma sono certo ci saranno altre occasioni. Dal momento che il pubblico era ancora latitante, ci sim messi in cerchio e abbiamo discusso un po’ di marketing nel mondo della rete. Squonk sostiene che il viral marketing non sia molto utile per incrementare le vendite. Io credo però che non sia questo il punto. Non tutto il marketing è direttamente correlato alla vendita. Per esempio il viral (lo dico da semiprofano, eh) mi sembra perfetto per potenziare l’immagine di marca, fattore direi parecchio importante.

Va beh. Dopo la pausa caffè c’è stata una presentazione informativa sul famigerato chip TPM curata dal gruppo no1984, che vi consiglio di visitare, se non l’avete già fatto. Non sono così convinto di questi scenari di controllo totale, ma di certo è meglio essere informati.

Ha chiuso la serata una meravigliosa pizza con Hyle e Andrea Beggi, arrivato nel frattempo. Ecco, alla fine ha ragione Antonio Sofi: questi blog non uccideranno la stampa, ma va a finire che uccideranno i convegni, dato che diventano spesso rimpatriate e chiacchierate dal vivo.
Io, comunque, mi sono divertito molto.
Alla prossima.