14-06-2006

Lupus et agnus

Gianni Riotta titola il suo pezzo sul Corriere in maniera un po’ roboante, forse a voler fare il verso alle stesse persone che critica.
“Il lupo dei giornali divorerà l’agnello dei blog. Ed è un bene”, strilla il giornalista. Ma il suo articolo merita un’attenta analisi, si tratta di un punto di vista, per quanto discutibile, autorevole e ragionato.
Ma andiamo con ordine.

Il punto che trovo assolutamente condivisibile dell’articolo di Riotta è la critica alle eccessive affermazioni provenienti dal convegno a tema blog di Las Vegas, ed in particolare a Markos Moulistas, che con troppa fretta dichiara la non attendibilità dei media e la loro morte in favore dello user generated content. È verissimo invece che i media non si uccidono l’un l’altro, ma si influenzano, convivono, evolvono insieme. E chi scrive è fermamente convinto che i blog cambieranno sì il nostro rapporto con l’informazione (qui in realtà il discorso è più ampio e complesso, ma semplifichiamo), ma vivendo in simbiosi con i media tradizionali, che avranno sempre spazio.
Ma allora perché parlare di lupi e agnelli, se non esiste alcuna guerra, ma un nuovo futuro dell’informazione da costruire insieme e senza pregiudizi? In ogni caso, ho un po’ di dubbi sul fatto che le dichiarazioni di Moulistas non siano state male interpretate: al di là dell’oceano si è capito da tempo che non ci sono ostilità in atto, ma un futuro collaborativo.

Tornando a Riotta, comunque, cade in maniera anche maldestra su una serie di asserzioni a proposito del mondo blog prive di alcun fondamento reale. Dire che il 99 per cento dei blogger fanno copia e incolla di articoli di giornali e saggi, mi sembra francamente una grossolana esagerazione, oltre che un’affermazione non dimostrabile. Il fatto che ogni blogger abbia se stesso come unico lettore è poi opinione non suffragata dai fatti, che dimostra un’analisi dei fenomeni della rete con un parametro tipico degli old media, e cioè la sovrana audience. Il fatto è che qui le cose non funzionano in questo modo, e ha ragione Riotta nella sua conclusione: siamo indietro. Così indietro che continuiamo ad usare vecchi strumenti per analizzare nuovi fenomeni, non cavando così un ragno dal buco.

E così arriviamo alla critica a McLuhan e alla sua stracitata (anche troppo) frase. Quando il sociologo americano disse che “il mezzo è il messaggio”, egli voleva intendere un semplice fatto, peraltro spiegato nella frase immediatamente successiva (che stranamente tutti dimenticano). E cioè che le conseguenze individuali e sociali di ogni medium derivano dalle nuove proporzioni che essi introducono. Ovvero, come dice lo stesso Riotta “finché Gutenberg stampa Bibbie in latino poco male, è quando i torchi a stampa le riproducono tradotte in volgare che comincia l’era nuova”. Ma la bibbia in volgare riprodotta dai torchi a stampa, avrebbe potuto essere anche solo concepita senza il cambiamento di prospettiva introdotto dall’invenzione di Gutenberg? Il contenuto innovativo nasce anche dalle possibilità offerte dal mezzo: in questo senso il mezzo è il messaggio. Forse sarebbe l’ora di rivalutare l’opera del discusso McLuhan, almeno in parte. Su molti temi è stato alquanto lungimirante.

Per concludere, riprendendo il titolo del giornalista del Corriere. Sono spiacente. Nessun lupo divorerà nessun agnello. Ed è un bene. Non esistono lupi ed agnelli. Solo conversazioni. La scelta è, come dice spesso Paolo Valdemarin, tra tapparsi le orecchie e far finta di niente, e partecipare.

(Almost) The End.

Fine degli esami.

Beh, ho finito. Ora manca solo la tesi. A settembre, per formalizzare il tutto. Che strana sensazione.