09-06-2006

Il Daily Me è ancora daily?

Postare per forza ogni giorno fa male al blog?
L’articolo di Eric Kintz analizza il problema, cercando di dimostrare perché l’affanno dei blogger di postare continuamente per tenere viva la loro creatura sia, oltre che così web 1.0, anche controproducente.
Secondo Eric l’idea che il traffico generato sia specchio dell’effettiva importanza di un blog è legato ancora ad un vecchio concetto del web: l’importante non è tanto generare traffico, quanto piuttosto partecipare attivamente alla comunità evitando di intasarla con post-spazzatura scritti tanto per. Un’idea, insomma, molto Zambardino-like, con la quale non mi sento in completa sintonia. A volte anche il post fuffa può essere utile, se non per chi legge, almeno per chi scrive. E le leggi dell’emergenza fanno il resto.

In ogni caso, Eric continua puntando il dito contro il presunto mantenimento della lealtà dei lettori. Postare ogni giorno poteva servire a tener vivo il blog nell’era pre-RSS, perchè il lettore controllava spesso se il blog era stato aggiornato. Ma oggi, con la diffusione dei feed (almeno in USA, qui da noi non so quanto) i contenuti aggiornati vengono automaticamente consegnati a chi ci legge. Che non amerà trovarsi il reader intasato di messaggi dalla dubbia utilità (e qui Giuseppe potrebbe giustamente obiettare che software come DevonThink rendono questo scenario ancora differente).

Interessante anche il punto di vista secondo il quale la regola del post giornaliero scoraggerebbe i capi d’azienda, e in generale le persone con poco tempo, dal raccontarsi via blog per paura di non riuscire a tenerlo in vita.

Se la posizione di Eric sul fatto che l’idea del post giornaliero sia ormai anacronistica mi sembra più che condivisibile, trovo invece alcune delle sue motivazioni passibili di una discussione più accurata. Non credo, in altre parole, che un giudizio qualitativo sugli scritti che popolano ogni giorno la blogosfera abbia un senso, se accettiamo il punto di vista sociale del Web 2.0.