È che sono in un periodo burrascoso, di esami a tappeto. E poi ci sarà la tesi e tutto il resto, ma a quel punto sarà già più riposante.
Così non scrivo molto qua dentro, e quel poco che scrivo son segnalazioni e poco più.
Questo è uno di quei messaggi inutili che gli old grumpies della tecnologia (quelli che i blog non servono a nulla, eccetera) dicono si scrivano solo per tenere in vita il blog, e che alla fine non interessano a nessuno. Ok, è uno di quelli. Chi se ne frega se non interessa. Presente quella del dito che indica la luna? Ecco.
Aiutatemi a uscire dal tunnel.
Oppure, meglio, entrate anche voi, e fatemi compagnia. Non riesco a smettere!
Siamo arrivati anche a questo.
Io non è che sia un grande fan di Dan Brown. Ho questa idiosincrasia molto radical-chic di snobbare tutto ciò che ha un successo mainstream. Deprecabile, non lo nego. E poi mal digerisco questa narrativa commerciale un po’ alla Wilbur Smith, diciamo da ombrellone.
Ciononostante mi sembra ridicola questa guerra portata avanti dalla Chiesa, contro il libro e il film, considerati blasfemi. Che poi passino le proteste, passino un po’ meno le operazioni di boicottaggio, ma quello che ho letto oggi è davvero sconcertante.
Sembra che alcuni membri dell’amministrazione comunale di Ceccano (DC e AN, per chi si interessa di politica) abbia promosso una manifestazione di piazza nella quale l’odiato volume verrà bruciato pubblicamente.
Ora. Non serve dire da quale esempio di fulgida civiltà vengano questi metodi. È perfino banale. Ma che si portino avanti operazioni del genere contro una dichiarata opera di finzione, beh, questo sposta il tono della faccenda verso il ridicolo, il tragicomico, il grottesco. Con buona pace di Brown che stravende.
Fossi seduto sullo scranno di Pietro, io, con estrema umiltà, mi dissocerei da questa pazzia dilagante. Ma temo che l’aver fatto parte di quell’organo ecclesiastico nato da una costola dell’inquisizione, nonché della gioventù Hitleriana (costretto o meno, è un dato di fatto), non consenta al caro Ratzinger obiettività di giudizio.
Finalmente un po’ di respiro per parlarvi di questo incontro organizzato in occasione dei 120 anni del Secolo XIX.
La prima nota negativa è stata la defezione di Carlo Freccero, che, l’avrete capito, qui è tenuto in grandissima considerazione (e ci mancherebbe altro).
Vi risparmio la descrizione di ciò che si è detto, dal momento che davvero, come dice Tambu di cose interessanti non se ne sono sentite. Lo stesso Franco Carlini non ha potuto efficacemente spiegare alla platea i suoi punti di vista, data la totale arretratezza e chiusura mentale di relatori e pubblico (o almeno parte di esso).
Il punto è: possibile che ad oggi sia ancora necessario parlare “in difesa” di giornali e giornalisti? Possibile che non ci si schiodi dai luoghi comuni del tipo “wikipedia non è controllata, quindi è scorretta”?
Possibile che il direttore di un giornale, sicuramente non importantissimo, ma comunque a tiratura nazionale, non sia in grado di vedere più in là del suo naso e dimostra una folle paura che quei cattivoni incontrollati che scrivono su internet gli rubino il mestiere? E che mai si ammetta che a volte sono proprio i giornalisti a trarre giovamento dallo spirito critico dei blogger?
Solo Carlini ha cercato, nascondendosi dietro l’espediente retorico del “discorso in difesa dei giornalisti”, di fare notare come sia completamente errato giudicare la rete con i parametri dei media tradizionale, ma non è bastato. Credo che quello che voleva dire davvero il direttore di Monthly Vision sia stato compreso da non più di sei persone in sala.
Se l’Italia digitale è all’età della pietra, beh, state certi che qui in Liguria siamo ben lontani dall’aver anche solo pensato di scheggiare la prima selce.
Peccato. Davvero peccato.
Stasera solo due parole che sono stanco.
Sono felice di questa cosa che abbiamo un ministro delle comunicazioni blogger. Stasera ero a un convegno organizzato dal Secolo XIX sull’informazione al tempo di Internet. Ve lo racconto meglio domani, ma vi anticipo già che qui, a parte qualche eccezione, siamo anche prima dell’età della pietra.
Stay tuned.