Finalmente un po’ di respiro per parlarvi di questo incontro organizzato in occasione dei 120 anni del Secolo XIX.
La prima nota negativa è stata la defezione di Carlo Freccero, che, l’avrete capito, qui è tenuto in grandissima considerazione (e ci mancherebbe altro).
Vi risparmio la descrizione di ciò che si è detto, dal momento che davvero, come dice Tambu di cose interessanti non se ne sono sentite. Lo stesso Franco Carlini non ha potuto efficacemente spiegare alla platea i suoi punti di vista, data la totale arretratezza e chiusura mentale di relatori e pubblico (o almeno parte di esso).
Il punto è: possibile che ad oggi sia ancora necessario parlare “in difesa” di giornali e giornalisti? Possibile che non ci si schiodi dai luoghi comuni del tipo “wikipedia non è controllata, quindi è scorretta”?
Possibile che il direttore di un giornale, sicuramente non importantissimo, ma comunque a tiratura nazionale, non sia in grado di vedere più in là del suo naso e dimostra una folle paura che quei cattivoni incontrollati che scrivono su internet gli rubino il mestiere? E che mai si ammetta che a volte sono proprio i giornalisti a trarre giovamento dallo spirito critico dei blogger?
Solo Carlini ha cercato, nascondendosi dietro l’espediente retorico del “discorso in difesa dei giornalisti”, di fare notare come sia completamente errato giudicare la rete con i parametri dei media tradizionale, ma non è bastato. Credo che quello che voleva dire davvero il direttore di Monthly Vision sia stato compreso da non più di sei persone in sala.
Se l’Italia digitale è all’età della pietra, beh, state certi che qui in Liguria siamo ben lontani dall’aver anche solo pensato di scheggiare la prima selce.
Peccato. Davvero peccato.




