E, sì, ne hanno già parlato in molti, ormai tutti dovreste conoscere la bizzarra storia dei Nadàr Solo, che hanno creato un enigma degno di Kit Williams* con il quale hanno fatto lambiccare il cervello di un po’ di blogger per qualche mese.
I ragazzi di Torino mi hanno mandato una delle canzoni del loro album, per ringraziarmi di aver partecipato (che poi, non ho mica fatto nulla). E io ho ascoltato il pezzo, e finalmente posso parlarne un po’.
Beh, Nove Novembre non è per nulla male. Forse ancora un po’ rozza, c’è qualcosa nel suono che ti dice che si tratta di una band emergente. Ma nel complesso funziona. Mi ricordano un po’ (ma prendete con le molle i miei link musicali, spesso sono incomprensibili a chi davvero se ne intende) i Tre Allegri Ragazzi Morti.
Per quel che posso dirne io, il talento c’è. I miei migliori auguri ai Nadàr Solo.
Come starebbe il tuo sito con il foglio di stile, che so, di Veerle?
Prova questo bizzarro tool di Man in blue, e lo scoprirai.

Wii è il nome della nuova console Nintendo.
E al di là delle congetture sul bizzarro pad, che ad alcuni piace ed altri odiano, come è logico e giusto che sia per qualcosa di così innovativo, coraggioso e diverso dal solito, mi pare ci siano alcune importanti considerazioni da fare.
Innanzitutto Nintendo non cerca, come dicono invece molti che mi sembra ancora non abbiano capito la filosofia della casa giapponese, lo scontro con le due grandi sorelle del software videoludico. Certo, è un’azienda come tutte, e vive in un mercato che vuole, come tutte, dominare.
Ma la filosofia della console, per Nintendo, è sempre stata differente rispetto alle altre due. Laddove Sony e Microsoft hanno sempre puntato tutto sulla convergenza dei media, sulla console come set-top-box, la casa di Mario è sempre rimasta concentrata sul solo aspetto ludico. Born to play, era il claim del GameCube. Nato per giocare, sotto l’egida di un logo bianco e rosso la cui promessa strizzava l’occhio ad Apple, casa con la quale ha da sempre molto in comune: Play Different.
E mentre i giocatori PC iniziavano a muovere i primi passi nei mondi sociali di Ultima e di Dark Age of Camelot, a Kyoto erano categorici: con le nostre console non si giocherà online fino a quando tutti non potranno farlo gratuitamente. Le persone pagano già per la console e per i giochi, non possono dover pagare ogni volta che con essi vogliono divertirsi. Nel frattempo usciva il Nintendo 64, prima console con quattro porte per i pad. Lo stesso è accaduto per il GameCube. Come dire: per ora, se volete divertirvi in gruppo, meglio se siete tutti assieme, a casa di un amico.
E così nascono i primi party games, come Mario Party.
Poi arriva il Nintendo DS, che più che una console portatile è un concetrato di innovazioni. Doppio schermo sensibile al tatto, ma soprattutto wi-fi, che finalmente permette il gioco sulla rete. Principe del concetto portato avanti da Nintendo è Animal Crossing, che arriva direttamente dal GameCube. Di Animal Crossing parlerò nel dettaglio non appena riuscirò a procurarmi il DS Lite (sperando sbarchi presto in Europa). Ma si tratta, sicuramente, di un nuovo modo di interpretare il videogame sociale.
Dicevamo di Wii. Wii come we. Ma anche una W che sa di wireless, e due i che, nelle intenzioni dei creativi che hanno trovato il nome, rappresentano i giocatori. I giocatori. Che si divertono insieme. Ma non è tutto qui. Wii è una parola che suona allo stesso modo in tutto il mondo, e ancora una volta dimostra come Nintendo stia guardando a un gioco che possa coinvolgere tutti.
Dal controller al nome Wii è tutta una scommessa. Ma non contro Sony e Microsoft. Questa è una scommessa di innovazione e cambiamento. Coraggiosa, come è sempre stata Nintendo.
Auguri sinceri, da un fanboy che ancora si emoziona ogni volta che il piccolo Link si sveglia, pronto per una nuova avventura.
Ieri sera mi sono ritagliato un po’ di tempo per dare un’occhiata al nuovo programma televisivo condotto da Maurizio Crozza su La7.
Devo dire che ero piuttosto scettico riguardo all’idea. Il comico genovese mi piace molto, ma non ero sicuro che potesse reggere due ore di trasmissione.
Devo ricredermi. Lontano dai tristi tormentoni panarielliani, Crozza ha dato vita a un programma divertente e intelligente, ricco di riferimenti alla vita politica e sociale del paese, e coraggiosamente diretto ad un’audience intellettualmente ricettiva.
Degne di nota le performance sperimental-musicali di Giorgia ed Elio e le storie tese, ma soprattutto le gag della sempre sottovalutata Carla Signoris.
Splendida, a questo proposito, la rubrica “ho sposato un cretino”, nella quale è intervenuta la moglie di Beppe Grillo, che ne ha raccontato le ossessioni da blogstar.
Ultima segnalazione è l’intervista a Marco Travaglio, che ritorna in televisione con il consueto sarcasmo.
Per me, una delle pochissime trasmissioni degne di nota in un palinsesto devastato.
Thumbs up.
Okok, questo spazio sta un po’ perdendo nerbo. Perdonatemi, inizia la corsa verso gli esami, gli ultimi. E non ho moltissimo tempo per scrivere qui. Paradossalmente, dal due all’otto maggio sarò a Parigi in viaggio universitario. Nel frattempo preparerò l’esame di Freccero che mi ha anche concesso di portare il libro di Steven Johnson che ho da poco finito di leggere, ma ho bisogno di strafare, che volete. Soprattutto con uno dei professori che ha saputo darmi di più, e che ha tutta la mia sconfinata ammirazione.
Va beh, dopo questa sviolinata (sincera, garantito) non posso che segnalarvi gli ultimi post di questo blog, tra i quali potrete trovare tre bei videocast sul Nintendo DS Lite che quando uscirà da noi sarà sempre troppo tardi, ecco.
Ho comprato un paio di gìns da Accaemme a trentanove euro, dato che da queste parti i pantaloni non si allacciano più così facilmente, maledizione. Anyway, son proprio belli, ma naturalmente mia mamma non ha trovato nulla di meglio da fare che guardarmi male quando gliel’ho detto.
Pazienza.