31-03-2006

Dello scrutinio elettronico

Evidentemente Beppe Grillo i blog non li legge proprio. Ma nemmeno si informa troppo bene, se dopo tutto quello che è successo in questi giorni ancora scrive pezzi come questo.

A me però la malainformazione non piace proprio, nemmeno quando la fa uno che, come Grillo, è sempre attento a portare all’attenzione i fattacci che giornali e tv spesso non riportano. Anche se, c’è da dirlo, le sue parole sono sempre venate da quell’accenno di populismo che fa storcere il naso al lettore più attento.

Per questo mi sembra il caso di riassumere una volta per tutte quanto già detto in questa sede e ripreso da più voci, tanto per fare chiarezza.

Per cominciare, il fatto più importante: questa sperimentazione elettronica non ha alcun valore giuridico. Non è vero, come dice Grillo, che in caso di contestazione non si capisce quali dati verranno utilizzati. E lo conferma lo stesso decreto legge del Ministro dell’Interno (via SciBiz):

In caso di discordanza tra i risultati, il presidente, senza ((per questo)) procedere ad ulteriori verifiche, provvede agli adempimenti previsti dalla legge, tenendo conto dei risultati riportati sulle tabelle di scrutinio cartacee.
[…]
Tale trasmissione informatizzata, avente carattere esclusivamente sperimentale, non ha alcuna incidenza sul procedimento ufficiale di proclamazione dei risultati e di convalida degli eletti.

Inoltre ripeto che noi scrutatori siamo tenuti a correggere a mano i dati, in modo da farli collimare con quelli dello scrutinio tradizionale. E infatti durante le precedenti sperimentazioni, si è sempre ottenuto il cento per cento dei successi.

Inoltre è bene puntualizzare che i dati sono conservati in triplice copia: una residente sulle famigerate chiavi USB, la seconda inviata dal coordinatore di plesso (e non, come dice Grillo, dallo scrutatore), la terza in formato cartaceo, controfirmata dal presidente di seggio.
Il comico genovese descrive così la procedura di invio dati:

Un ragazzo inserisce i dati in un computer e li controlla con il presidente di seggio, li copia su una chiavetta Usb, se la mette in tasca e la porta da un’altra parte dove c’è un altro computer, quasi sempre un edificio scolastico, da qui i dati con le linee sicure di Telecom Italia sono inviati a Roma.

Il che non è esente da imprecisioni: innanzi tutto non è lo scrutatore a trasportare le chiavi, ma il coordinatore di plesso. In secondo luogo, messa così la faccenda, il computer che trasmette i dati sembra al di fuori del plesso. Non è così: i dati partono comunque dal plesso, e il computer non è di proprietà dell’edificio ospitante, ma fornito come gli altri da Telecom e non contiene alcun dato residente sull’hard-disk.
I sospetti di Grillo riguardo alla commissione bipartisan sono poi sconcertanti: la commissione è stata istituita proprio per fugare i dubbi di broglio sollevati dall’articolo di Diario.

Come ha ben evidenziato Antonio Sofi su Apogeonline qui il problema non sono i brogli. O almeno non lo sono adesso. Qua il problema serio è che abbiamo un ministero che ha stanziato quasi trentacinque milioni di euro per una sperimentazione che, condotta in questo modo, avrà sicuramente successo. Ed è lo stesso ministero che stanzia quarantacinque milioni di euro per un portale ancora in fase di realizzazione e di dubbia utilità. In totale fanno ottanta milioni di euro che se ne vanno alle ortiche.

Un assaggio

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  1. Rischio brogli sullo scrutinio digitale

    Che il voto elettronico sia a rischio di sonora fregatura gi lo sapevamo. Ma ora sta accadendo anche in Italia: la sperimentazione in corso pare essere scientificamente fallata. Secondo quanto si legge in rete (una nota di un programmatore e della …

    Trackback by gnuvox.info — 07-04-2006 @ 09:57

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