Ripensando a Lost, e agli ascolti modesti di ieri sera, non posso fare a meno di riflettere sul significato del peer-to-peer, e su come, volenti o nolenti, dovrà cambiare il modo di ragionare di quelle testacce dure dei produttori televisivi (ma non solo).
Quest’anno, dicono, è stato quello delle serie americane scaricate. Fatto incredibile per un paese refrattario all’inglese come il nostro, e denso di effetti collaterali.
Come ad esempio quello di un incontrollato fiorire di spoiler che, secondo me, hanno fatto perdere a molti l’interesse per molti ottimi prodotti prima del loro arrivo sulla tv generalista. L’unica soluzione è la messa in onda in contemporanea delle serie, c’è poco da fare. Oggi come oggi i country-lock non hanno più senso, è evidente.
Lo dimostrano non solo le serie, ma anche progetti come WEndetta, notevole lavoro di patch sulla simulazione calcistica Winning Eleven che non solo ha completamente ricostruito le formazioni aggiornate delle squadre di calcio, ma è intervenuta addirittura sulla grafica di giocatori e stadi. Da notare che Winning Eleven, versione nipponica del nostro Pro Evolution Soccer, è considerata dagli esperti la versione più raffinata del popolare gioco di calcio.
Oltre alla caduta del country-lock si può notare un altro interessante fenomeno: la “forzatura” di un videogioco con l’obiettivo di migliorarlo non potrà che portare la discussione intorno all’open source anche fuori dal tradizionale canale dei programmatori.
E intanto, tristemente, le major non trovano di meglio da fare che continuare a battersi contro i mulini a vento, chiudendo un server mentre ne aprono cento. Chissà se anche i dinosauri hanno combattuto così virilmente prima di arrendersi all’evidenza di un’estinzione?




