06-03-2006

L’elettrovoto

Il sottoscritto sarà uno degli eroici scrutatori che si occuperanno della sperimentazione di voto elettronico.
Domani mattina mi sveglio di buon’ora per andare al corso di formazione previsto prima dello scrutinio (con largo anticipo, oserei dire).

Uno si immagina chissà cosa della sperimentazione del voto elettronico. Voglio dire, magari alle prossime elezioni invece della scheda in cabina uno potrebbe trovare dei pulsanti, chissà.
E invece l’Italia fa, come al solito, le cose all’italiana.

Che cosa fa lo scrutatore per il voto elettronico?
Semplice, inserisce, a mano, i dati degli scrutini su un foglio di calcolo.

Ho solo due domande.
Uno: ma serve DAVVERO un corso di formazione, per riuscire a svolgere un compito simile?
Due: a che serve fare una sperimentazione che non sperimenta nulla? Il voto elettronico dovrà essere qualcosa di molto diverso da questa farsa.

Un assaggio

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  1. Mi sono occupato di voto elettronico nella precedente azienda. I terminali del voto elettronico (design by Giugiaro) erano dei touch screen messi in cabina elettorale. Quando si votava si portava con sè una tesserina magnetica e la si inseriva nel terminale.
    Dopo si procedeva all’identificazione, apponendo il dito indice sul lettore: si poteva votare solo se: l’impronta digitale era corrispondente a quella memorizzata sulla carta (certezza dell’identità) e se non si aveva ancora votato.

    Che io sappia il sistema è stato in sperimentazione diversi anni in alcune votazioni comunali (Pescara per esempio) come affiancamento alla votazione tradizionale (allo scopo di verificare la correttezza del sistema)

    Però il governo ha fatto un passo indietro per queste elezioni. Non vogliono demandare a un mezzo elettronico questa importante elezione.

    Solo una domanda: ritengono che sia poco sicuro o TROPPO sicuro?

    Comment by leandor — 09-03-2006 @ 01:02

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