Ultimamente sto leggendo una marea di articoli sul sistema delle tag. C’è un grande interesse da parte della comunità sull’argomento. Il sistema di classificazione dei contenuti presenti sulla rete attraverso le parole chiave sembra essere funzionale, eppure non è esente da difetti. Come nota in questo articolo Emanuele Quintarelli, il problema del differente modo di descrivere il mondo da parte di ognuno di noi non è trascurabile. Esso produce un grado di caos minore rispetto alla non classificazione, ma ancora troppo elevato.
La sua proposta è quella di “incanalare” le tag in strutture gerarchiche che possano partire da un numero limitato di macroaree (facets) precostituite. In questo modo si potrebbe creare una “navigazione”, decisa sempre dal basso, all’interno di un albero di tag.
Non solo. Attraverso un sistema simile a quello di Wiki, continua Emanuele, le parole con significati multipli potrebbero senza problemi risiedere all’interno di diverse gerarchie, lasciando all’utente il compito di seguire la “strada” a lui più congeniale.
Devo dire che il sistema proposto da Emanuele mi convince.
Si dice che la folksonomy riproduca lo schema di pensiero tipico del cervello umano. A ben vedere, però, manca di un elemento importante, ovvero il collegamento tra le diverse tag per aree semantiche. Questo problema può essere parzialmente risolto da una gerarchizzazione dal basso delle parole chiave, ma è secondo me ancora troppo verticale, molto vicino al modello semiotico ad albero. Questo modello fu messo in discussione dal famoso problema del baccellierato*, il quale ne dimostrava l’inadeguatezza di fronte a parole appartenenti a differenti campi semantici.
L’utilizzo di link in stile wiki per rendere più orizzontale il collegamento tra le tag è una scelta vincente, che avvicina il sistema al più fortunato modello Quillian, che teorizza connessioni di tipo rizomatico (ovvero multidirezionale) tra le parole, esattamente come accade nella nostra mente.
[*Nel problema del baccellierato, si dimostrava come lo schema gerarchico ad albero non potesse descrivere una parola come bachelor, che ha non solo significati diversi a seconda del contesto, ma addirittura dell’epoca storica presa in considerazione.]




