Si comincia con Gigi Moncalvo che denuncia per diffamazione due blogger.
La qual cosa potrebbe anche essere giusta, se effettivamente ci fosse stata diffamazione (cosa che, a quanto mi par di capire, non è avvenuta). Invece messa così, fa pensare che la libertà di parola e di opinione, in quello che dovrebbe essere un paese libero, non esista proprio.
E questo tutto sommato potevamo aspettarcelo. Quello che invece mi andrebbe di dire è come la cultura capitalistica moderna (e credetemi, in questo non ci vedo alcuna connotazione politica, filosofica e sociologica, se mai) abbia portato a considerare l’altro come un nemico, come uno che ti può fare le scarpe, che se non stai attento ti frega.
Poi un bel giorno arriva la rete, e piano piano, inizia a cambiare tutto. Perché la rete per funzionare ha bisogno della collaborazione e della fiducia reciproca. Evolvendosi naturalmente in rete sociale, l’internet ha iniziato a dimostrare una cosa. Che la collaborazione funziona. Spesso anche meglio della competizione sfrenata. Questo lo sa bene chi vive la rete, anche se magari è spesso ipercritico (mi fischiano le orecchie). C’è una volontà di migliorare tutti assieme che “fuori” non si trova. E mi sembra proprio che sia nei momenti nei quali la cultura della rete entra in contatto con quella del mondo sensibile, che possano nascere gli attriti. Perché il competitivo del mondo sensibile non può fare a meno di vedere nell’altro un potenziale attentatore al suo status sociale faticosamente guadagnato, né concepisce la possibilità di lavorare assieme per crescere.
Credo che questa transizione da modo di pensare competitivo a collaborativo avverrà, prima o poi. Sta già avvenendo per la verità. Ma temo anche che difficilmente ciò possa sempre accadere in maniera indolore.




