In tanti hanno parlato dell’oscuramento di due siti che trasmettevano partite di calcio trasmesse da server cinesi.
La cosa grave, come dicono ad esempio Massimo e Minimarketing, è questo sistema di blacklist, per cui la guardia di finanza decide quello che in Italia della rete si può vedere o meno.
Assurdo. Oggi sono le partite di calcio, domani il sito di un concorrente politico o di controinformazione, magari con l’accusa di “confondere le idee al cittadino”.
Bisogna fermare subito questo tentativo di appropriarsi della rete.
La rete deve essere esattamente come il mare. Di tutti, e accessibile a tutti. Punto. Non ci sono discussioni possibili su questo argomento. Nessuno può permettersi di decidere quanto accesso alla rete un cittadino può avere. È estremamente importante.
Ma come facciamo noi, che parliamo qua dentro, in uno spazio che i più nemmeno considerano reale? Io credo che bisogna iniziare a pensare di uscire un po’, ed andare a incidere nel mondo, per dirla con Luttazzi. Bisogna portare le nostre discussioni fuori di qui, perché qui dentro sono nobili e belle e intelligenti, ma per ora, per come è la situazione nel nostro paese, ancora sterili.
Se questa deve essere rivoluzione, lo sia interamente, e abbracci il mondo sensibile.
E così ieri sera mi sono messo a fantasticare di flashmob di protesta, di sit-in davanti alle sedi SIAE, magari tutti con i portatili a far suonare a tutto volume musica scaricata dalla rete, di piccoli corsi a mo’ di guerrilla, nei quali si coinvolgono un po’ di persone che non hanno mai visto internet e si insegna loro ad avere un blog.