23-01-2006

Pirlabus

pirlabus

A Genova, come in molte altre città, per agevolare il traffico dei mezzi pubblici è stata istituita una corsia preferenziale al centro della carreggiata. Gli autobus che transitano su questa particolare corsia sono i mezzi “doppi”, quelli snodati al centro.
Ora, questa sera un mezzo era bloccato proprio in corrispondenza di una fermata (probabilmente per un guasto tecnico).
L’autobus successivo arriva sul posto, fa scendere e salire i passeggeri, e poi ha un’idea geniale. Superare il collega in panne. Peccato che l’uscita dalla fermata sia regolata dallo spartitraffico, e quindi… disastro! Il bestione tenta di scavalcare il “gradino” finendo miseramente incastrato tra questo, l’altro mezzo e la corsia opposta. Un vero genio. In un colpo solo ha bloccato il traffico dei mezzi pubblici nei due sensi.

Da premiare, subito. Peccato che la foto non renda giustizia alla stupidità del gesto.

Quellochevuoigatti

Non ho mai seguito molto i Telegatti.
Ma sapevo che fossero premi relativi alla televisione, lo dice il nome stesso, mi pare.
Ma allora perché ci sono categorie tipo sportivo dell’anno, miglior disco o miglior cantante?
A ben vedere è un po’ come assegnare un oscar a un campione dell’NBA. Mah, mi sembra assurdo.

Ti sorprende sempre

Di Studio Aperto puoi dire tutto, tranne che sia un telegiornale piatto, incapace di “farti alzare il sopracciglio”.
Oggi, per esempio, ha dedicato il suo servizio a questa intelligente osservazione: pare che The Economist ed altri autorevoli giornali stranieri (di quelli, cito testualmente il TG di Italia uno, di cui si fanno paladini Repubblica e L’Unità) abbiano evitato con cura di parlare della faccenda Unipol e di Consorte. Ovviamente hanno strumentalizzato la notizia in chiave politica, smascherando una assolutamente presunta inattendibilità delle grandi firme del giornalismo internazionale.

Dal momento che credo (almeno me lo auguro) che i giornalisti di Mediaset siano regolarmente iscritti all’albo, vorrei sapere cosa ne pensano quei paladini del giornalismo tradizionale, difensori di una deontologia professionale e di una cultura del controllo che a sentir loro proteggerebbe l’attendibilità dell’informazione. E che a me continua a sembrare solo una bella favola.