Durante l’ozioso zapping della domenica pomeriggio™ mi imbatto su raiuno, dove Massimo Giletti ospita il ministro delle telecomunicazioni (ma il prefisso tele- non doveva essere sparito, sostituito dal prefisso e-?) Landolfi per uno spazio di (dis)informazione sul digitale terrestre.
In buona sostanza, quest’uomo illuminato sostiene che il governo ha scelto di promuovere il digitale terrestre piuttosto che l’internet per la diffusione di contenuti informativi interattivi perché:
- è più facile da usare rispetto al computer
- arriva meglio agli anziani
- vanta un canale controllato dall’alto, che quindi è più resistente ad attacchi. Testualmente: è impossibile che un sito pirata faccia danni.
Ora. Io non so se ridere o piangere. Diciamo che piango per l’evidente tono dittatoriale dell’ultima affermazione, che maschera una riduzione della libertà personale con una (tutta da dimostrare) maggior sicurezza.
Piango perché nessuno dice che il digitale terrestre, oltre ad essere tecnologia nata morta, creata ad hoc per difendere gli interessi di un singolo e promossa solo perché detto singolo è incidentalmente premier, è meno sostenibile per l’ambiente della tv tradizionale, dato che aggiunge al consumo di energia della tv quello del decoder (e tutti i costi ad esso correlato).
Ma da una parte sono contento. Contento perché questi dittatorucoli non ce li voglio con le mani nella rete. La rete sia nostra, e la rivoluzione culturale portata da questo meraviglioso strumento non venga dal governo, ma direttamente da noi cittadini. Promuoviamola, ogni qual volta capita l’occasione, parliamone con i vicini, gli amici, i parenti. Sarò un sognatore e un idealista. Ma questo sogno lasciatemelo.
Iniziamo a cambiare il mondo dalla nostra fetta. E facciamo sparire questi uomini tristi e grigi.
Stay tuned.
[Certo che se la sinistra evitasse le solite martellate sugli attributi si potrebbe anche iniziare a sperare in un quinquennio meno peggiore…]




