05-01-2006

Ti rifaccio nuovo

Nell’ambito del progetto artistico Gunkanmaki, Kurai è lieto di presentarvi la rubrica, a cadenza assolutamente casuale

*** Ti rifaccio nuovo ***

Di cosa si tratta? È presto detto. Il sottoscritto, di tanto in tanto, pescherà dalla blogosfera un blogger famoso e si divertirà a creare per lui o lei una nuova immagine, sotto forma di template.

Disclaimer: il template mostrato è una semplice bozza, e non comprende HTML o CSS. Questo non significa che non possa essere realizzato, anzi. Se qualcuno ne ha tempo o voglia, è incoraggiato a farlo. basta che il concept sia adeguatamente accreditato al sottoscritto, ovvio.

Disclaimer#2: i soggetti presi in considerazione, e anche quelli esclusi, sono pregati di non prendersela. È solo un divertissement, nulla di più.

Ma ora, bando agli indugi, e veniamo alla prima protagonista del lifting blogghesco. Si tratta, sissignori, di una donna. Recentemente il suo template è stato premiato come il peggiore della blogosfera. Il lifting quindi va a lei, non per simpatia, né per antipatia, ma semplicemente perché secondo qualcun altro ne aveva bisogno. Signore e signori, ecco a voi…

*** Absinth la casinista ***
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Cliccate sul thumbnail per vedere il template a grandezza naturale. Se volete vedere il blog originale di Absinth, lo trovate qui.

Grazie dell’attenzione, e… alla prossima puntata! Same time, same channel!

Un mondo nuovo

Non posso che iniziare ringraziando Luca, che ha commentato un mio intervento di qualche giorno fa sul digital divide culturale che sembra affliggere l’Italia, a giudicare dalle statistiche, almeno.

Lo ringrazio, perché lo ammetto, inorgoglisce non poco, la cosa. Soprattutto il sottoscritto, entrato da poco nella blogosfera con un blocchetto di appunti e la voglia di studiare un po’ questo mondo e capirne meglio le dinamiche.

Che dire. Che condivido in pieno il pensiero di Luca, che forse nel mio post precedente sono stato un po’ tanto pessimista, ma che credo fermamente che in questo spazio di discussione che è la blogosfera (italiana e mondiale), possa davvero nascere, se non una rivoluzione, almeno un’evoluzione.
Mi piace molto l’idea del laboratorio. Ho sempre amato i laboratori. E Luca dice che la prima domanda alla quale dovremmo dare una risposta è che tipo di società vogliamo?

Dico la mia. Voglio una società meritocratica. Una società che non abbia paura di questo termine, e che si renda bene conto che non è necessariamente vera l’equazione meritocrazia=cultura di destra.
La società che secondo me la rete può aiutarci a realizzare parte da un semplice presupposto: tutti partono con le stesse possibilità, e ognuno si ritaglia un posto proporzionato a quello che può dare agli altri.
Commentavo giorni fa un libro che sto studiando per un esame. Si tratta di Comcities a cura di Paola Bonora. Il punto di vista di Bonora è probabilmente connaturato al periodo nel quale il libro è stato scritto, subito dopo lo scoppio della New-economy. In sostanza si evidenziava con un pessimismo non da poco come la rete accentuasse le disparità anziché appianarle e rendere tutti uguali.

Ora. Va bene l’eliminazione del digital divide (osservazione comunque banale: dove si muore di fame, ora, la rete non è che serva a molto. Bisogna soddisfare prima altri bisogni), ma le disparità create dalla rete, fintanto che essa sarà libera, sono basate più sul merito che sul ceto sociale. E questo tipo di disparità, secondo me, va anzi ricercata e incoraggiata. È la diversità che ci fa crescere. Fermo restando il concetto delle pari possibilità per tutti. Questa sarebbe, a mio modo di vedere, la vera democrazia.

Alla prossima.