Luca De Biase fa notare come, secondo questo rapporto ISTAT, non solo i due terzi degli italiani ancora non siano raggiunti dalla rete, ma anche le motivazioni per le quali queste persone scelgono di restare fuori dal web.
Il digital divide italiano è soprattutto culturale. Non è una questione di denaro o di difficoltà di connessione: il 40,4 per cento degli intervistati senza accesso considera inutile connettersi all’internet, e il 31,2 dichiara di non esserne capace.
Ora, qui nei blog ce la cantiamo e ce la suoniamo su come è bella tutta questa conoscenza condivisa, su quanto siamo tutti più bravi, belli e intelligenti. E intanto la televisione lobotomizza tutti e il governo delle tre i ci lascia con due terzi degli italiani fuori dalla rete per incapacità o sfiducia nel mezzo.
A questo punto mi sembrano anche inutili i dibattitini sull’internet e la politica, perché è fin troppo chiaro che con un analfabetismo informatico così alto le preoccupazioni debbano essere altre. Volte soprattutto a muovere l’opinione pubblica verso un nuovo rapporto con l’informazione, più partecipato e attento, che richiede però un maggiore sforzo cognitivo.
Da cosa cominciamo?




