22-12-2005

We, the internet

Io credo che i pessimismi di Massimo e di altri sugli scarsi risultati ottenuti al convegno romano su blog e politica possano essere almeno un poco smorzati da due semplici considerazioni:

Numero uno. Se è vero, come dice Marshall McLuhan che il mezzo è il messaggio, solo il fatto che questa politica si sia interessata del fenomeno tanto da crearne una tavola rotonda, è già un segnale bello grosso del fatto che le cose stanno già cambiando. È vero, ci vorrà tempo, e di sicuro, come ha spesso ripetuto Franco Carlini su Vision ora l’internet non ha la forza per influenzare la politica.

E qui veniamo alla considerazione numero due: se l’internet non ha la forza per influenzare la politica, ce l’ha invece per creare relazioni tra persone anche molto lontane, per demolire alcune costruzioni sociali, come quella di verità dell’informazione, per formare opinione pubblica, per cambiare i rapporti tra le aziende e i clienti.
Qui sta secondo me la vera rivoluzione. La politica col tempo ci arriverà.

Il tutto con buona pace di Fabio Metitieri che però su una cosa ha in certa misura ragione: la blogosfera italiana è ancora un’elite di persone piuttosto chiusetta, e mi sembra sia difficile, anche per chi ha qualcosa da dire, entrare nel circuito della discussione, che finisce per svilupparsi tra le solite dieci-dodici persone.
C’è anche da dire, però, che questa dinamica è presente in qualsiasi gruppo sociale. Per accedere a un gruppo spesso è richiesto un rito di passaggio, che legittimi la fiducia che il gruppo deve riporre nel nuovo arrivato. Sempre il solito Goffman, insomma.

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