Oggi si è chiusa la manifestazione parigina Les Blogs, e Paolo Valdemarin ne ha scritto un po’.
E io un po’ lo invidio, Paolo, perché era laggiù. Grazie alla rete è un po’ come esserci stati, ed aver capito che di cose da imparare ce ne sono davvero tante.
Mi sarebbe piaciuto molto ascoltare, ad esempio, l’intervento di Ben Hammersley, che a quanto dice Paolo è stato davvero interessante.
E poi mi piacerebbe sapere di più su tutti questi guru della comunicazione in rete, a questi costruttori di verità sociali.
Uso questo termine, che mi piace moltissimo, prendendolo a prestito da Giuseppe Granieri, che con il consueto acume oggi ci parla, citando David Weinberger di come il concetto classico di verità sia collegato ad una dimensione di solitudine.
Aggiungo io, ad una dimensione nella quale la comunicazione era ristretta ad una cerchia molto limitata di individui, e fortemente subordinata al verticalismo dei media, e alla loro modalità lineare di svolgimento.
Oggi, dice Giuseppe (e mi accodo), le cose stanno cambiando. La verità è sempre più un oggetto socialmente costruito dalle preferenze e dal pensiero di tanti individui. Insomma, una gran bella cosa.
Continuo a studiare, sempre più affascinato dalla rete e sempre più disgustato dalla cecità di chi guida questo paese. E pensa che la comunicazione non serva a nulla.
[Sì, lo so, questa chiusura è inutilmente polemica. Ma non posso proprio sopportare l’idea di quella signora, che prima parla di pari opportunità e poi cerca di scoraggiare la crescita della comunicazione in Italia. Cercate di scusarmi, se potete.]




