05-12-2005

Al rogo al rogo!

Insomma, pare che noi studenti di Comunicazione in questo paese non siamo proprio presi sul serio.
Da nessuno.
Apprendo da Tell-a-vision che questa tale Linda Lanzillotta vorrebbe istituire un numero chiuso e una sovrattassa fiscale sulle facoltà di comunicazione, a suo dire troppo frequentate a discapito di quelle scientifiche e tecniche.
Vediamo cosa dice nel dettaglio:

L’Italia non tornerà a crescere se non avvierà una fase di investimenti nella ricerca e se non lancerà un grande processo di trasferimento tecnologico nelle imprese, nei servizi, nelle amministrazioni. Per fare questo servono giovani diplomati e laureati in discipline tecniche e scientifiche.
Signora Lanzillotta. Sono d’accordo con lei. Sa qual è il problema? Che i nostri diplomati in discipline tecniche e scientifiche fuggono all’estero, perché in Italia non vanno da nessuna parte. Non è che non ce ne siano di laureati. È che appena prendono la laurea vanno in posti migliori.
E invece queste facoltà restano deserte mentre scoppiano quelle di comunicazione che sforneranno aspiranti giornalisti disoccupati o pletore di addetti alla comunicazione. Bisogna scoraggiare questa assurda tendenza e orientare i ragazzi verso studi forse più impegnativi, ma sicuramente più produttivi.
Studi più produttivi?
Signora Lanzillotta, delle due l’una. O per lei esiste una cultura di serie A, e una di serie B, oppure le facoltà di comunicazione non preparano a dovere i loro allievi. Nel qual caso, non sarebbe meglio cercare di migliorarne la qualità? Signora Lanzillotta, ma si rende conto dell’infima qualità della comunicazione in Italia? E visto che ha un blog, dovrebbe anche capire l’importanza sempre più rilevante della comunicazione in qualsiasi settore lavorativo.
Perché nella mia facoltà di comunicazione è previsto un corso di cartografia, e non uno di marketing? Non sarebbe il caso di rivedere questi programmi invece di fantasticare su facoltà che scoppiano?
Qui a Genova, in tre anni, il numero di candidati ai test d’ingresso si è più che dimezzato.
Un rimedio è il numero programmato e il disincentivo fiscale alle iscrizioni a questa facoltà con l’imposizione di pesanti sovratasse.
Ferma restando la sua evidente disinformazione (quasi tutte le facoltà di comunicazione in Italia sono a numero chiuso, e così l’aveva concepita il professor Eco, che le ha inventate), mi sembra un ottimo modo di risolvere un problema: il disincentivo, la ghettizzazione.
Complimenti, signora Lanzillotta.
È grazie a persone poco lungimiranti come lei che questo paese non avrà mai futuro.

Piccioncini

Durante uno zapping domenicale, vengo a sapere che i due piccioncini Pasquale e Victoria, concorrenti della terza edizione del Grande Fratello, si sono lasciati. O meglio, lei ha lasciato lui.

Che momento di bassa televisione vedere Maurizio Costanzo intervistarli uno per volta, nell’assurdo tentativo di fare da paciere/confidente e rimetterli insieme. Sembrava una di quelle storielle adolescenziali, nelle quali lui e lei si confidano con l’amico o l’amica, che le prova tutte per metterci una pezza.
Sì, ma questi han trent’anni, e Costanzo quasi 70…

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Ok, ok, un momento…

Come spesso capita, quando un post viene aggregato da Libero, c’è un boom di commenti.
Ovviamente sto parlando del post precedente sulla nuovo utilitaria Fiat.
Mi sembra doveroso dare visibilità a chi mi dice che questo in realtà è il nome del prototipo presentato due anni fa, e non della macchina definitiva, che, pare, si chiamerà proprio cinquecento.

Devo dire che questo però non mi fa cambiare idea sull’importanza della scelta del nome di un determinato prodotto. In nomen omen dicevano i Latini. E se non c’è presagio nel nome Trepiùno di sicuro ci sono i sintomi di una fabbrica con poche idee confuse su cosa sia il marketing. Il fatto che chiameranno il nuovo SUV Sedici (perché è un 4x4) sembra confermarlo.

Qui non si mette in discussione il fatto che la gente compra indipendentemente dal nome (anche se forse bisognerebbe farlo), ma semplicemente si vuol notare come, alla presenza di un marchio storico e ben rodato come quello di Cinquecento, si voglia scegliere una via alternativa che, è evidente, non funziona.

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