27-10-2005

This is it

Domanda.
Siete un’azienda che si occupa di creare un’infrastruttura che permetta ai vostri clienti di comprare e vendere qualsiasi cosa. Qualsiasi. Anche la suocera, o la fidanzata.
Come fate a promuovervi sul mercato?

La migliore risposta l’ha recentemente fornita ebay, che ha lanciato una nuova campagna per promuovere i suoi servizi di aste online. E le modalità sono assolutamente interessanti.
Infatti ebay sceglie di promuovere il prodotto più che il servizio, in controtendenza, tra l’altro, con la comunicazione pubblicitaria di oggi.
Una controtendenza solo apparente, se si pensa che mai come in ebay il prodotto (o meglio l’”oggetto fisico” della transazione) coincide con il servizio offerto.

Ma come si può pubblicizzare qualcosa che non è nulla ed è tutto ad un tempo, una sublime metafora del postmoderno? Attraverso il servizio del colosso americano io posso comprare quello che voglio: il prodotto non è identificabile. A volte non è nemmeno tangibile.

Ecco che entra in gioco la splendida campagna web di ebay: What is it?
Il prodotto di ebay si sintetizza in un’icona, nel prodotto geniale ideato da due giovani menti nel loro garage (e qui le strizzate d’occhio sono evidenti) e capace di fare qualsiasi cosa voi gli chiediate. It.

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It è semplicemente una riproduzione tridimensionale della parola, scritta in minuscolo e recante i colori di ebay. Una serie di video mostrano il momento della nascita del prodotto, la sua presentazione in giro per il mondo e le grida entusiastiche dei clienti pronti ad acquistare a scatola chiusa. It è anche personalizzabile, e vi permette di creare un vostro manifesto in formato pdf, da stampare e appendere in camera.

This is it, recita il claim. Eccolo. E non ci sono altre parole. La campagna di ebay è così azzeccata da risultare disarmante. Whatever it is, you can get it on ebay.
Kudos.

Postato anche su: The Chronicle
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Un gran bel governo

Berlusconi sostiene che questo governo abbia fatto “più riforme di qualunque altro”.
Bravo. La prossima volta, però, sarebbe il caso di farle per reali necessità, e non per evitare di finire indagato, salvare i tuoi amici, affossare il mondo del lavoro e distruggere quel poco di istruzione e di cultura che c’era in Italia.

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