18-10-2005

Il Complotto

Dovessi consigliare un libro sull’Olocausto, mi son sempre detto, sarebbe senza dubbio Maus di Art Spiegelman (che mi riprometto di leggere per intero, dato che Repubblica lo ha simpaticamente tagliato nell’edizione dei suoi classici).
Però esiste un altro libro davvero interessante, che pur non toccando direttamente la Shoah, ripercorre la storia di un documento che sta all’origine del dilagare dell’odio antisemita, e, ovviamente delle idee di Adolf Hitler.

Il complotto
E ancora una volta, si tratta di un fumetto. O meglio, di una graphic novel.
Scritto e disegnato da un genio indiscusso del genere, quel Will Eisner purtroppo da poco scomparso, Il Complotto fa chiarezza sulla nascita dei famigerati Protocolli dei Savi di Sion, clamoroso falso che svelerebbe un complotto giudeo per la conquista del mondo.
La storia ha inizio in Francia, nel 1864, quando un intellettuale scrive un immaginario dialogo tra Machiavelli e Montesquieu, con il chiaro intento di denunciare il despotismo di Napoleone III.
E continua trent’anni dopo in Russia, con l’inettitudine dello Zar Nicola II impegnato a contrastare, con ogni mezzo, la prima rivoluzione. E con un giovane e scaltro membro dei servizi segreti Russi a Parigi, che recuperando il dialogo lo usa come base per redigere i protocolli. Un falso palese, dunque.
Eppure il libro ritorna spesso nelle idee e nei discorsi dei gruppi antisemiti, mostrato come prova inconfutabile della malvagità ebraica.

Il Complotto è un libro splendido e ragionato (l’autore vi lavorò per oltre vent’anni), un vero manuale di teoria della comunicazione, che mostra come non sempre l’inconfutabile dimostrazione della falsità di una notizia ne determini la sparizione. E ancora una volta ci ricorda che l’unico modo di potere gestire l’informazione è essere critici, approfondire, valutarla da più punti di vista.
Lo consiglio senza riserve, è un vero capolavoro.
Umberto Eco, nell’introduzione, commenta così:

«È poco credibile, se non in un roman feuilleton, che i cattivi esprimano in modo cosí scoperto e svergognato i loro malvagi progetti, che dichiarino, come i savi di Sion, di avere “un’ambizione sconfinata, una ingordigia divoratrice, un desiderio spietato di vendetta e un odio intenso”… Ma quello che appare incredibile è che questo falso sia rinato dalle proprie ceneri ogni volta che qualcuno ha dimostrato che si trattava di un falso, al di là di ogni dubbio… Per cui credo che, malgrado questo coraggioso e non comic ma tragic book di Will Eisner, la storia non sia ancora finita. Però vale la pena continuare a raccontarla, per opporsi alla Grande Menzogna e all’odio che essa continua a incoraggiare».

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Concordo

Concordo in pieno con questo post di Massimo Morelli, ripreso qui da Paolo Valdemarin.
Non ho altro da aggiungere, direi.

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