Mela.
Non si può proprio non parlare della presentazione di Apple di ieri. Delle caratteristiche tecniche dei nuovi prodotti si è già abbondantemente parlato, quindi io, molto immodestamente provo a capire il senso delle mosse di Jobs.
E vedo che, volenti o nolenti, stiamo entrando in una nuova era. Tralasciando Photo Booth, che chiaramente è un gadget, e con qualche perplessità per il telecomando (peraltro bellissimo) e per Front Row, che avrei voluto vedere disponibili anche per gli altri Mac, e, soprattutto, compatibili anche con Keynote (ma ci pensate cosa sarebbe stata la discussione della mia tesi di laurea?), mi sembra chiaro che ci avviamo ad un nuovo modo di fruire i contenuti video e audio.
Chi ha criticato i limiti della risoluzione e i prezzi degli episodi disponibili (ahimè, non ancora per l’Italia), secondo me trascura due semplici considerazioni.
Uno: in quanti, dopo aver perso l’ultimo episodio di Lost, lo andranno a scaricare la mattina seguente per “recuperare” mentre si recano al lavoro? Secondo me un buon numero. L’idea di Apple è ovviamente imparagonabile con i DVD. Si rivolge a un tipo di fruizione completamente diversa.
Due: ci sono altre applicazioni. Molti si lamentano perché iPod (che non è iPod Video, ma un iPod normale che può anche gestire brevi contenuti video: occhio che la differenza è notevole) non può visualizzare avi e difficilmente potrà permettere la visione di un film di due ore. A parte che era abbastanza ovvia una limitazione del genere per contrastare la pirateria, al Solito Jobs fa di testa sua. Ha sempre detto che nessuno vedrebbe un film su un iPod, quindi gioca la carta dei filmati più brevi, fruibili nello spazio di un viaggio verso il lavoro. Questo apre la strada, da una parte a una rinascita dei corti, dall’altra di un piccolo universo di contenuti televisivi “on demand”, sia commerciali che amatoriali.
E qui arriviamo al nuovo iMac. Ovvero il media center che Microsoft non ha saputo costruire. Semplice e completo. E pronto perché chiunque possa, a nessun costo aggiuntivo, creare il proprio show. Siamo di fronte ad un laboratorio di comunicazione televisiva e radio poco costoso e dalle grandi potenzialità: forse i media tradizionali trarranno giovamento da questa democratizzazione del video.
Non sono però tutte rose e fiori, intendiamoci. Fairplay non si capisce se è poi tanto fair: se da una parte il sito di iTunes, nella sezione video, dichiara apertamente “Watch as many times as you choose, share between five computers, burn to data CDs or sync to the new iPod. Instant gratification never looked better.”, nella presentazione Jobs dice l’esatto contrario. Niente CD o DVD con i video scaricati. E allora ci si chiede se siamo davvero proprietari di questi piccoli contenuti da uno e novantanove.
Insomma, se da una parte la produzione video viene liberalizzata (e non vedo l’ora di vedere un bel videocast di Luttazzi o di Grillo), dall’altra le prove generali di Palladium sembrano sempre più accurate. Staremo a vedere.
Intanto iPod quinta generazione sembra davvero un ottimo prodotto. Ma nessuno ne dubitava, data l’atttenzione che Apple ha verso il suo player (secondo me a ragione: è l’unico modo che hanno per mantenere viva l’attenzione in attesa del passaggio a Intel). E lo stesso si può dire di iMac, l’unico, vero, Media Center.
Cioccolato.
Eh sì. Perché ieri era il chocolate day. E così, appena terminato il keynote, io e Lei ci siamo fiondati in un bar del centro che organizzava una degustazione di vari tipi di cioccolato. Gli assaggi arrivavano a due a due, accomapagnati da un bicchiere di vino o liquore.
Primo Round: Porto annata ‘99
Vengono presentati due cioccolati fondenti, un santo Domingo della ditta leccese Magli, e un manjari della francese Valrhona. Non c’è proprio paragone. Quello italiano è più ricco e completo anche per un palato non allenato come il mio. È anche vero che il Valrhona lega meglio con il porto.
Secondo Round: Barolo chinato
Qui si affrontano i cioccolati speziati tanto di moda: tavoletta fuoco di Mannori, con quattro tipi di pepe diversi, e una tavoletta Dolphin al pepe rosa. Dolphin è cioccolato industriale, e si sente. Mannori stravince, non c’è partita.
Terzo Round: Rhum scuro invecchiato
Due cioccolati con scaglie di fava di cacao. Da una parte, una classica break di Domori. Dall’altra delle praline di fava di cacao icoperte di cioccolato dello spagnolo Rovira, una sorta di innovativo stilista del cioccolato. Sicuramente originale la creazione di Rovira, ma il Domori è su un altro pianeta. Ancora una volta l’Italia ha la meglio.
Ultimo Round: acquavite all’arancia
Questa volta si scontrano le scorzette candite e ricoperte di Magli e di Rovira. L’arancio del produttore leccese è corposo, dolce e voluttuoso. La versione di Rovira dà maggiore importanza al cioccolato. Forse troppa, l’arancio si perde e non riesce a dare tono al pur ottimo cacao.
L’outsider
Alla fine, un simpatico divertissement: delle praline di cola frizzanti ricoperte di cioccolato. Incredibili, vero? Lo dico anche io. Ma gustosissime. Opera di quel pazzo di Rovira.
Una bella serata, una serie di assaggi sempre migliori, e una sola risposta. Anche se lo prendono in Venezuela o ai Caraibi, è evidente che, almeno il cioccolato, gli italiani lo fanno meglio.
Alla prossima.
[Vi ho distrutti? Un semplice esperimento, due post in uno.]
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