Ho ripescato nei meandri del mio HD un progetto universitario di gruppo che risale a due anni fa.
In pratica costruimmo un’applicazione Java che generasse casualmente la recensione di un vino in perfetto stile Lauciani.
Nessuno dei componenti del gruppo è un programmatore, ma il programma mi sembra ben riuscito.
Lo trovate qui.
Per quelli come me, della generazione dei nati negli anni ‘70, i cartoni animati sono stati qualcosa di più di un semplice intrattenimento pomeridiano. Noi siamo in qualche modo sati segnati dall’avvento delle prime serie animate giapponesi. Noi abbiamo assitito all’epoca d’oro delle tv private, poi soffocate da un piccolo uomo, lo stesso che oggi sta soffocando il nostro paese.
Ma questa è un’altra storia. Quella che voglio raccontarvi io è la storia di una di queste serie. Di quelle classiche, con i robottoni. Ve li ricordate i robottoni? Mazinga, Goldrake, Daitarn III, che a colpi di alabarde spaziali sconfiggevano i nemici e le paure di tutti i bambini.
E prima che gli psicologi tuonassero contro la presunta diseducatività acquattata dentro un maglio rotante, un’altra serie si faceva strada in una piccola TV privata e nel cuore di chi scrive.
Nella mia prima casa, sul vecchio televisore Sèleco, l’emittente Prato TV, giunta fino a me per uno dei tanti misteri dell’etere, trasmetteva GrottanGo. Un cartone meraviglioso, dalla trama complessa, triste, disilluso, ma a volte comico. Con dei disegni splendidi, indubbiamente lo stato dell’arte dell’epoca.
Ricordo poco, di GrottanGo. Il nome del cattivissimo Aliosha, nemico non banale, sempre tormentato. O del terribile Maoàm, che per primo mi insegnò il significato del termine palindromo.
Ho provato in tutti i modi a recuperare delle puntate del cartone animato. Ho cercato gli episodi, ma nessuno sembra mai averli pubblicati. Se qualcuno dovesse ricordare GrottanGo, mi scriva. Vorrei tanto recuperare almeno la videosigla di questo meraviglioso programma.
In cambio vi regalo un’informazione. L’unico gruppo che oggi ha riproposto la sigla di Grottango, facendo sobbalzare più di un cuore tra gli appassionati, è quello, da me spesso citato, dei Bishoonen. Purtroppo non l’hanno ancora registrata, ma ai loro concerti è ormai un must.
Brillano in un cielo nero lacrime di sangue e acciaio,
che ne sai di un antico dolore, di una stella che muore…
Petali di rose stanche, fiamme rosse di speranza,
la minaccia ha i minuti contati, il vento soffia già…