04-08-2005

Wiki e i gesuiti

In un articolo apparso sul sito di La civiltà Cattolica, il gesuita Antonio Spadaro effettua un’analisi sul fenomeno Wikipedia, denunciando la mancanza di controllo e di validità delle voci inserite nell’enciclopedia online.

Sicuramente Spadaro ha ragione quando definisce Wikipedia qualcosa di diverso da un’enciclopedia tradizionale. Le differenze, in effetti, sono molte, e vengono proprio dalla concezione aperta e collaborativa del sito. Potremmo definire Wikipedia come espressione dell’intelligenza collettiva e connettiva, utilizzando il pensiero di due grandi come Levy e De Kerckhove. Trovo meno condivisibile il suo scagliarsi contro un presunto relativismo assoluto e la presa di posizione contro quella che definisce un’utopia illuminista.

A questo punto dovremmo porci una serie di domande filosofiche su cosa sia il vero e cosa il falso. È davvero più attendibile un organo con un controllo superiore, che può essere legato a interessi di vario genere, rispetto a una democratizzazione del sapere? La conoscenza ha davvero bisogno di essere controllata per assumere validità? E allora come mai non sappiamo ancora se la foto del miliziano morente di Robert Capa sia un falso o meno? E che dire del celeberrimo cormorano della guerra nel Golfo, che si rivelò essere stato cosparso di petrolio ad arte in uno zoo? Che dire dell’enciclopedia che mi regalarono da bambino, la quale asseriva che la masturbazione è pericolosa per la salute, oltreché degradante per l’individuo?
Il controllo accentrato della conoscenza può senz’altro validarla. Ma altrettanto facilmente può toglierne validità.

Wikipedia, con il suo sistema di correzioni continue, si avvicina di più a una rappresentazione del sapere connettivo e collettivo di quanto non lo faccia un’enciclopedia tradizionale, i cui contenuti sono mediati e filtrati a seconda degli interessi degli editori.
Con wiki si fa un altro passo verso il profetico villaggio globale teorizzato da Marshall McLuhan: il suo sistema è simile alla cultura orale, nella quale la conoscenza è condivisa senza gerarchie. C’è il rischio, è vero, che la conoscenza sia distorta dalla sensibilità del singolo, e che, di bocca in bocca, si snaturi fino a cambiare significato. Ma se una moltitudine di persone continuamente rivede e corregge, il fatto perde le sfumature ideologiche avvicinandosi a una neutralità che francamente ritengo irraggiungibile in un sistema gerarchico.

Spadaro denuncia anche il problema del troppo spazio dato ad argomenti considerati meno importanti, rispetto ad altri solitamente presentati come primari.
Anche qui, il problema non esiste in realtà. Come espressione di un’intelligenza collettiva, Wikipedia farà risaltare ciò che, in un dato momento storico, è di maggiore interesse per la comunità connessa. Ed è invece interessante notare come la rilevanza sia assolutamente dinamica e suscettibile di cambiamenti nel tempo. Questo tipo di comportamento è molto vicino a quello della memoria umana: i vari utenti della wikipedia sono come i neuroni di una grande intelligenza.

Trovo che l’articolo di Spadaro sia dettato più da una preoccupazione relativa alla legittimazione di un depositario della conoscenza (materia su cui i gesuiti, tra l’altro, hanno lunga tradizione), che da un’effettiva voglia di analizzare e criticare un mezzo innovativo e interessante come Wikipedia.