25-07-2005

Una mostra

Mostra davvero.

Non ero arrivato a Rapallo prevenuto, diciamolo subito. Sicuramente gli abiti da sposa non sono tra i miei principali interessi, ma è anche vero che ci sono creazioni artistiche di grande pregio, e che la storia del costume mi ha sempre affascinato. Così entro insieme ai compari con una certa curiosità, anche se il fatto che la cosa sia organizzata dal museo del merletto non manca di perplimermi.

ORRORE!

Giunto all’interno, però, mi rendo conto di una cosa. Questo posto è un vero incubo. Ci si potrebbe scrivere una tesi su come non si fa un’organizzazione museale. I locali, pur pregevolmente ottocenteschi, sono esageratamente caldi, e odorano di stantio, di muffa. Decisamente un pessimo inizio. La custode è piuttosto imbarazzante, fa mille domande e ci spiega l’itinerario di quella che dovrebbe essere una mostra di abiti da sposa. La guardo non senza un pizzico di timore, e le prometto che, sì, aprirò tutti i cassetti. Ancora non so che significa la cosa, ma la prima sala mi svela l’arcano. Essa è infatti composta da un’interminabile serie di cassettiere, che contengono… Sorpresa! Pizzi e merletti. Che tra l’altro io non sopporto. D’altra parte questo ne è il museo, gli abiti da sposa saranno al piano di sotto, mi dico.

E così ci apprestiamo a scendere. Ma non riesco a mettere il piede sul primo gradno che… ZAAAAN! La terribile custode mi blocca e mi apostrofa:
- Avete guardato tutti i cassetti?
- Er… Certo!

E mi lascia con un inquietante grugnito.

Di sotto, se possibile, la stuazione è ancora peggiore. Gli abiti sono pochi, alcuni dei quali inquietanti (marrone? Chi si sposa in marrone?), e soprattutto manca il minimo ordine razionale. Sono buttati lì, alla rinfusa. Alcuni in teche di vetro (ne vedete due esemplari in altrettante foto che ho rubato), altri nei soliti cassetti. La luce al neon offre un tocco macabro alla scena. Aprire un cassetto e trovarci un manichino con un abito, tra l’altro spesso nemmeno nuziale, ricorda drammaticamente un obitorio.

L’ultima sala presenta la più alta concentrazione di abiti da sposa di questa mostra a tema: ce ne sono cinque, di una bruttezza imbarazzante.
Che altro dire? Che se fossi andato a vedere un negozio specializzato, avrei visto molti più abiti, sicuramente più significativi.

Evitatela come la peste.

gyaaaah!

22-07-2005

Vroom Vroom

Cosa hanno in comune un weekend in riviera, le sigle dei cartoni animati e un gruppo di motociclisti?

Esatto, assolutamente nulla.
Fatto sta che l’allegra combriccola dei casinisti dalla stella URU se ne parte per andare a seguire il concerto dei Bishoonen in occasione del Carretta Meeting organizzato da quei mattacchioni motociclisti dei Minotauri, e ne approfitta per un weekendino in quel di Moneglia.

Quindi, se il sottoscritto sopravviverà a energumeni coperti di piercing, gare di rutti, stinchi di maiale al forno, olio per motori e al solito, bellissimo, concerto, forse leggerete qualcosa di nuovo domenica o lunedì.

Same bat-time, same bat-channel.

21-07-2005

Lost

No, dico. Vi rendete conto, vero, quanto siete fortunati?
Voi, dico. Il popolo di quelli che non hanno ancora visto Lost, e che devono ancora scoprire che si tratta di uno dei migliori serial televisivi mai fatti. Siete fortunati perché potrete gustarvi tutte le puntate con l’emozione di chi le vede per la prima volta, e quando vedrete comparire il logo che annuncia la fine di un episodio vi morderete le mani, e vorrete saperne di più.

Lost

Voi siete fortunati, ancora non sapete chi sono Jack, Sawyer, Locke e tutti gli altri passeggeri di un certo volo precipitato in una certa isola.

Io, invece, un po’ meno.
Primo, perché ieri ho visto la puntata finale, e ora sarà dura aspettare la seconda serie.
Secondo, perché vorrei parlarne qui dettagliatamente, ma gli spoiler sono in agguato, e dovrò ingegnarmi.

Voi che non l’avete visto, però, fatevi un favore. Appena compare su RaiDue (succederà, pare) attaccatevi al televisore.

20-07-2005

La tastiera definitiva

keyboard
[Clicca sull’immagine per saperne di più]

19-07-2005

La Capsula del Tempo (II)

Non pago dei miei amarcord e delle capsule del tempo che non ho fatto, ma che avrei fatto se lo avessi saputo, e blablabla, me ne esco fuori con un’altra geniale idea™.
E cioè

[suspence]

La capsula del tempo virtuale.
Memore degli insegnamenti di quel genio di Pierre Lèvy, conscio che il virtuale è reale, depongo oggi una lista di oggetti che forse tra vent’anni qualcuno sbagliando a digitare un URI ritroverà, e si chiederà cose tipo: ma a questo qui la connessione e lo spazio web glielo regalavano, con tutte le stronzate che scrive?

Ebbene sì, uomo del futuro™, lo spazio web qui lo regalano, e io ne approfitto per spammarti una lista di archeologia varia da tramandarti.
Cominciamo.

  • Mellon Collie & The infinite Sadness degli Smashing Pumpkins.
  • La mia piccola iPod Shuffle.
  • Il mio basso.
  • Zachary, il tigrotto che fa capolino dallo schermo del mio Mac.
  • Tutti i libri di Douglas Adams.
  • Il Dreamcast con tutti i giochi.
  • I miei pennarelli Pantone e la scatola degli acquarelli.

E vediamo che cosa ne dicono i posteri.