
Questo è un embrione.
Forse però sarebbe meglio definirlo una cellula staminale.
Eh sì, perchè la definizione di embrione in realtà ricopre diversi stadi di vita della cellula fecondata. Però è quella che tutti i media usano, quando parlano del prossimo referendum.
Ed è un bell’esempio di potere della parola. Di quelle cose che solleticano studiosi come Eco, per dirne uno.
Quanti di voi, alla parola embrione associano l’immagine mentale di un esserino con piedini e manine, e con una testa già bella grande? Io credo molti. E credo che tra gli italiani chiamati alle urne, una buona metà l’embrione lo vedano fatto così. Logico quello che penseranno.
Il fatto è che l’embrione di cui si parla è la cellula staminale. Cioè quella che vedete all’inizio del post.
Se io chiedessi a un buon numero di italiani, mostrando l’immagine: “Secondo te questo organismo dovrebbe avere i diritti di un essere umano?”, in quanti mi darebbero del pazzo?
Potere della parola. E di chi non vuole che una legge medioevale venga cambiata.
Io non vi dirò cosa votare il 12 e il 13 giugno. Anche se ho un’idea. Vi dico solo, andateci, a votare. Fate capire a questa gente che cerca in ogni modo di fregarvi, giocando sulle parole, che voi alla democrazia ci credete. Fate capire loro che avete un’idea. E che la eserciterete, e che volete dire la vostra.
Questo è più importante di qualsiasi legge. Qualsiasi.
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